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La Monaca di Dresda

Le lettere della monaca di Dresda sono alcuni manoscritti profetici riscoperti all'inizio dell'Ottocento passati alla storia per alcune profezie sugli ultimi Papi e sulla fine dei tempi.
L'autrice delle lettere era una monaca e chiaroveggente tedesca di cui non si conosce il nome esatto.
Secondo il manoscritto scoperto nel 1808, sarebbe nata nel 1680, a Dresda, e sarebbe vissuta e morta giovanissima "in un convento sulle rive dell'Elba, poco lontano dal palazzo reale" all'età di ventisei anni nel 1706.
Scrisse diverse lettere ai grandi personaggi del suo tempo (Clemente XI, Vittorio Amedeo II ecc.) contenenti dei messaggi profetici, che riguardano anche il nostro tempo.
Di lei non si conosceva niente, solamente che era di Dresda e che era stata scelta come "messaggera ed anello di congiunzione" tra entità divine e il nostro mondo.
Ella era semianalfabeta, così si dedusse che le lettere da lei scritte, lettere profetiche dirette ai potenti della Terra, dovevano essere state «vergate» in uno stato di trance, alcune testimonianze infatti velano di ulteriore mistero la figura di questa veggente, che quando entrava in una dimensione di mistico deliquio parlava correttamente la lingua di Nostro Signore, il Greco e il Latino.
Si trattò probabilmente di un personaggio carismatico, che seppe "vedere nella dimensione senza tempo, dove non ci sono i segreti di luogo, di lingua e di persona".
Secondo i suoi scritti, la fine del mondo dovrà compiersi nell'anno 3033 dopo Cristo, dopo un lungo periodo di degrado dell'umanità e di orrori."
Nelle lettere profetiche della Monaca di Dresda, si consiglia agli uomini che varcano il nuovo Millennio "di preparare i bauli, perché sta per arrivare il carro".
C’è una concordanza nei messaggi, ma le date non hanno un grande valore, considerando anche che provengono dal "mondo" in cui le dimensioni umane del tempo, non contano.
Non trascuriamo i "grandi segni", che annunciano appunto "l’apertura della bara" ed iniziamo a considerare il disastro ecologico provocato dall’irresponsabilità e dall’avidità "dei sacerdoti scellerati di Satana".
Nei messaggi profetici della Monaca di Dresda si dice che "la seconda generazione del nuovo Millennio pagherà un bicchiere d’acqua pulita con un bicchiere di monete d’oro".
E la profezia sta per avverarsi.
Oltre la metà dell’acqua dichiarata ufficialmente "potabile" rappresenta una minaccia grave e costante per la salute, si tratta di una profezia che si sta avverando, perché nell’aria abbiamo centinaia di sostanze cancerogene, se poi aggiungiamo l’avvelenamento chimico della Terra, il quadro desolante si completa.
I documenti che ci sono pervenuti sono in tutto trentuno lettere, alcune in buono stato e altre molto rovinate, presumibilmente in origine erano molte di più.
I destinatari delle lettere conservate sono alcuni Regnanti, un Papa, alcuni Cardinali ed altri religiosi della Chiesa cattolica vissuti in quel periodo:
Papa Clemente XI
Vittorio Amedeo II di Savoia
Carlo XII di Svezia
Pietro I di Russia
Federico I di Prussia
Filippo V di Spagna
Anna d'Inghilterra
Luigi XIV di Francia
Rinaldo d'Este
Francesco Maria de' Medici
Un certo abate Argoth
La sorella (o consorella)
Un certo abate Koldan
Un certo teologo Bruks
Alcune delle lettere sono scritte in tedesco, altre in latino o in entrambe le lingue, questo risulta sorprendente, soprattutto se si considerano le umili origini della monaca, che si ritiene essere stata analfabeta.
Nelle lettere indirizzate ai personaggi storici sono predetti alcuni eventi principali che sarebbero accaduti a loro stessi e in seguito anche alla loro discendenza o alla loro nazione.
Nelle lettere indirizzate agli altri religiosi sono invece predetti eventi di carattere generale che riguardano sviluppi storici ma anche scientifici e tecnologici.
Le profezie della monaca di Dresda predicono eventi fino ad arrivare quasi all'anno 3000.
La «voce» e la «luce»:
Le lettere parlano quasi tutte di una voce che suggerisce alla monaca ciò che deve scrivere.
All'inizio il rapporto della monaca con questa voce è distaccato, poi successivamente la donna accetta sempre più la presenza di quella che nelle ultime lettere diventa la «soave voce», in alcune lettere sono descritte anche delle visioni, spesso preannunciate dalla «voce» e a volte accompagnate da una «luce».
Le profezie sul papato e sulla chiesa cattolica:
Vi e un parallelo con le profezie di Malachia e altre, infatti secondo le profezie vi saranno ancora due pontefici prima della fine.
Similmente alla profezia di Malachia, anche la monaca di Dresda dà un motto, limitandosi agli ultimi undici Papi
Motto della monaca, a chi viene riferito e Motto di Malachia:
Cavallo Bianco, con segno di Leone:
Leone XIII (Gioacchino Pecci 1878 - 1903) - Lumen de coelo
Cavallo Nero, con segno di Pietà:
Pio X (Giuseppe Sarto 1903 - 1914) - Ignis Ardens
Cavallo Giallo, con segno di Benedizione:
Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa 1914 - 1922) - Religio depopulata
Cavallo Rosso, con segno di Pietà:
Pio XI (Achille Ratti 1922 - 1939) - Fidens intrepida
Cavallo Giallo, con segno di Pietà:
Pio XII (Eugenio Pacelli 1939 - 1958) - Pastor angelicus
Cavallo Rosso, con il segno del Precursore:
Giovanni XXIII (Angelo Roncalli 1958 - 1963) - Pastor et nauta
Cavallo Nero, con il segno del Beniamino:
Paolo VI (Giovanbattista Montini 1963 - 1978) - Flos florum
Cavallo Bianco, con segno di Pietà:
Giovanni Paolo I (Albino Luciani 1978) - De medietate Lunae
Angelo Maestro di Giosafat, con il segno dei Dodici:
Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla 1978 - 2005) - De Labore solis
Angelo Guida di Giosafat, con il segno della Gloria:
Benedetto XVI (Joseph Ratzinger 2005 - ) - De gloria olivae
Angelo della Pietà, con il segno del Martirio:
? - Petrus Romanus



È stato fatto notare che il nome scelto da alcuni Papi è collegato al segno profetizzato nel motto.
È stato notato anche un collegamento tra il colore dei cavalli, riconducibile al mito dei Cavalieri dell'Apocalisse, e il periodo storico in cui ha vissuto il papa:
- i cavalli bianchi corrispondo alla vittoria del potere spirituale della Chiesa
- i cavalli neri corrispondono a un periodo di giustizia ed equilibrio
- i cavalli gialli corrispondono alla morte e si trovano in corrispondenza delle guerre mondiali, l'accuratezza delle date profetizzate desta scalpore, in quanto i documenti vennero trovati all'inizio dell'Ottocento (e quindi molto tempo prima dei due conflitti mondiali)
- i cavalli rossi corrispondono al cavaliere che toglie la pace e rappresentano un periodo di preparazione alla guerra.
Nella lettera a Federico I di Prussia la monaca predice che "l'ultimo Pietro giungerà dalla tua terra", la Prussia è il nome di una regione storica oggi compresa tra i confini della Lituania, della Russia, della Polonia e della Germania.
Le profezie su Casa Savoia:
Nella lettera a Vittorio Amedeo II di Savoia la veggente tedesca fa alcune profezie su casa Savoia, la lettera è divisa in tre parti:
- nella prima parte la monaca ammonisce il duca per la sua condotta ed è più un componimento morale che una profezia;
- nella seconda parte sono contenute le profezie sul duca stesso: già dall'incipit, la monaca si rivolge a Vittorio Amedeo II chiamandolo «futuro Re», in quanto sarebbe di lì a poco diventato Re di un'isola (la Sicilia, cosa realmente avvenuta nel 1713), poi Re di un'altra isola (la Sardegna, avvenuta nel 1720) e infine Re delle montagne (cosa che invece non si verificò).
- nella terza parte della lettera sono contenute le profezie su casa Savoia.
Il regno dei Savoia è paragonato a una carrozza ed ogni Re è rappresentato da un cavallo.
Le carrozze in realtà sono due: otto cavalli avrebbero trainato la carrozza più piccola (ossia il Regno di Sardegna) e cinque cavalli avrebbero trainato la carrozza più grande (ossia il Regno d'Italia).
Ad oggi, i regnanti di casa Savoia sono stati in totale undici: di questi, otto sono stati re di Sardegna, da Vittorio Amedeo II a Vittorio Emanuele II e quattro sono stati Re d'Italia, da Vittorio Emanuele II a Umberto II, quindi i conti tornano se si conta due volte Vittorio Emanuele II, che fu sia Re di Sardegna che re d'Italia.
La monaca predice che tra il quarto e il quinto «cavallo della carrozza grande» (ossia tra il quarto e quinto Re d'Italia) ci sarebbe stata una pausa, in cui la carrozza sarebbe stata guidata dai «morelli» ossia un governo repubblicano o oligarchico, stando dunque alla profezia, l'Italia si troverebbe ora in questo momento di pausa e, sempre secondo la profezia, ci potrebbe essere in futuro un quinto re d'Italia, dodicesimo e ultimo re di casa Savoia, rappresentato da un cavallo con la croce bianca che dovrebbe regnare per breve tempo.
La monaca dà un'indicazione sulla durata sia del Regno di Sardegna sia del Regno d'Italia, prima della pausa repubblicana:
- il primo avrebbe avuto una durata pari a dodici volte dodici anni (durò in realtà 141 anni ossia tre anni in meno)
- il secondo avrebbe avuto una durata pari "agli anni capovolti" del primo Re d'Italia (il quale morì all'età di quasi 58 anni ed il regno durò poco più 85 anni).
La monaca prevede anche come sarebbero morti i cinque re d'Italia di casa Savoia:
Profezia della monaca A chi viene riferita Come morì
1 morirà di pestilenza Vittorio Emanuele II febbre causata da un'infezione ai polmoni
2 morirà di fuoco Umberto I assassinato da un colpo di pistola
3 morirà di dolore Vittorio Emanuele II in esilio, di morte naturale
4 morirà di dolore Umberto II in esilio, di morte naturale
5 morirà di dolore ? ?


Quindi, secondo la monaca, anche il profetizzato quinto e ultimo Re d'Italia di casa Savoia dovrebbe morire in esilio, di morte naturale.
Il grande «turbamento» del Duemila:
Ella colloca turbamenti fisici sulla Terra negli anni 2419, 2483, 2490, 2516 ecc. fino al 2953, quando il disastro sarà imminente.
In quel periodo, si entrerà nell'era dello Spirito Santo (quelle precedenti sono quella del Padre e del Figlio), che, inevitabilmente sarà l'inizio della fine.
"È passato il millennio del Padre. Quello che stiamo vivendo è il millennio del Figlio. Terzo e ultimo sarà il millennio dello Spirito Santo. Poi verrà il turbamento della terra..."

La monaca dice «poi verrà», ma nella medesima lettera si legge che questo «turbamento» (della terra e delle genti: turbatio terrae et turbatio gentis) avrà inizio con svariati secoli di anticipo sulla fine dei tempi, e aumenterà in dolente sintonia con il degrado dell'umanità, fino a manifestarsi nella sua estrema potenza alla data prevista. Già dal 2413, dice la Voce che ispira la veggente, "dovrà considerarsi beato l'uomo che giace ormai sotto terra. Orrori spaventosi gli saranno risparmiati, poiché a partire da quell'anno molte terre saranno sconvolte [...] e dove navigavano i vascelli cammineranno i carri, e dove andavano i carri si agiteranno i flutti del mare".
E questo «sarà solo l'inizio», sottolinea la Voce, «perché turbamenti successivi si avranno nel 2419, nel 2483, nel 2490, nel 2516, nel 2526...». Così di seguito, a intervalli regolari e brevi, fino al 2953, quando si avrà l'ultima scossa prima di quella finale.
Uno dei messaggi più significativi di questa veggente riguarda le tre piaghe della purificazione, da riferirsi alla «fine dell'età del figlio», ovvero al Duemila:
"In quel tempo si renderà necessaria una pulizia generale, perché l'uomo avrà fatto scempio di ogni cosa. La pulizia richiederà sofferenza e dolori per tutta l'umanità, perché tre piaghe verranno a mondare la fine di questo tempo.
Ci sarà una pestilenza mortale, che cadrà come una pioggia e colpirà sopratutto i corrotti nella carne, i viziosi, i figli di Sodoma e Gomorra. Poi ci sarà il fuoco, ma nessuno vedrà le fiamme e nessuno vedrà il fumo e tutto sarà trasformato in cenere e quella cenere conterrà la morte. Ci sarà infine la grande siccità e una grande fame e sulla terra si apriranno ferite profonde, non germoglierà più il grano, ma cresceranno solamente erbe avvelenate".
( sono piaghe che già l'umanità di questo nostro tempo conosce: l'epidemia ha tutte le caratteristiche che l'opinione comune associa all'AIDS, malattia «punitiva» per eccellenza; il fuoco che produce cenere mortale senza mostrarsi all'occhio umano, perché privo di fiamma e di fumo, è con ogni evidenza una energia inquinante, probabilmente nucleare; la fame è la fame, un male ormai endemico del pianeta, che affligge i quattro quinti della popolazione terrestre, strettamente connesso per sua natura con la siccità, soprattutto in Africa ).
"Le stagioni cambiano il loro colore ed il sole cambia il suo calore, i tempi del raccolto del grano verranno modificati e nulla di quello che l'uomo considerava «immutabile» rimarrà come prima. Cambieranno anche i colori della natura. Molti frutti dei campi saranno velenosi e uccideranno uomini e animali. Tutto questo avverrà in un tempo in cui l'uomo avrà sperperato il grano e avrà sperperato l'acqua".
Tre saranno i segni che annunciano grandi cose:
- la terra delirante
- la pazzia dell'uomo
- i segni del cielo
La crosta della terra verrà modificata in più posti, specialmente nel «mare della storia» (Mediterraneo) .
L'uomo e la natura modificheranno molte cose.
L'Adriatico diventerà un lago, città situate al monte che si troveranno improvvisamente al mare.
Guardate il cielo: la luna ha partorito la luna, molte stelle scompariranno alla vista degli uomini e molte altre si renderanno visibili.
E' questo il tempo in cui gli uomini non parleranno più, ma grideranno, senza capirsi.
La torre di Babele ritorna sulla terra e questa volta non sarà la torre a crollare, ma l'uomo".
In un'altra profezia la veggente dice testualmente:
"arriverà un giorno in cui l'acqua avrà l'odore della carne morta e in cui tutta la terra diventerà un enorme letamaio, verso la fine tutto sarà un veleno perché sarà l'uomo che avrà decretato di uccidere l'uomo.
Il ventre marcio della terra farà più morti della guerra, ma ben pochi combatteranno per la pace e poi tutto sarà marcio, e poi tutto sarà morte.
All'alba dell'età dello spirito, il ventre enorme della terra verrà riempito di zolfo e poi verrà purificato".
La Monaca di Dresda specifica il periodo in cui si insedierà sulla terra l'epoca della "grande confusione e dell'incomunicabilità".
La veggente, infatti, circoscrive fra due date quest'evento:
"Tra il 1850 e il 2000 verrà edificata sulla terra un'enorme quantità di Torri di Babele, tutti parleranno ma nessuno riuscirà ad intendere ciò che dicono gli altri e le macchine aumenteranno la confusione, perché giungerà tempo in cui la voce dell'uomo non conterà più, ma sarà la macchina a parlare e nessuno capirà quella parola" .
In modo preciso si profetizza anche l'insediamento della corte di Lucifero sulla terra.
La veggente dice difatti che ciò avverrà tra il 1940 e il 2010, quando "dominerà sulla terra la gerarchia satanica, guidata da un demone che parlerà la lingua di Attila, ma che indosserà le vesti di Cesare". .
Alle tre piaghe, che non è difficile riconoscere tra i mali effettivamente rappresentati nella realtà contemporanea, si sovrapporranno entro la fine di questo millennio tre segni «lugubri come avvoltoi, il cui volo darà inizio al corteo funebre».
Darà inizio, cioè, ai riti di passaggio dall'odierna età del Figlio a quella, incombente, dello Spirito Santo.
Ecco quanto dovrebbe accadere:

"Cadranno sulla terra luci dal cielo, e l'ultimo Cesare cadrà nella polvere. Si rifrangeranno nel cielo bagliori di sangue, e tutto sarà fuoco, tutto sarà dolente come una ferita, perché le aquile stenteranno a morire. Il delirio invaderà la terra, e sarà questo l'ultimo segno...".
Tali segni, per chi saprà coglierne il senso, avranno la funzione salvifica di «una mano che vuole impedire la caduta nel baratro». Non ce ne saranno altri, perché «dopo non ci saranno più baratri».
Molti non capiranno l'avvertimento "perché la loro unica preoccupazione sarà quella di accumulare l'oro". Tale sarà la smania di ricchezza che, quando l'oro cambierà colore, gli uomini nemmeno se ne accorgeranno.
"quando l'oro diventerà del colore del sangue, essi diranno che ha il colore delle rose".
Quelli che invece riconosceranno i segni troveranno «la strada della Grande Vita, nella quale ciascuno riceverà ciò che ha sognato, non ciò che ha chiesto [...], un lungo sentiero fiancheggiato di prati in fiore e attraversato da freschi ruscelli nei quali uomini, animali e piante si abbeverano insieme. Tutto sarà pace, e l'uomo sorriderà nel suo cammino. Tutto sarà silenzio, e gli uccelli si poseranno su rami colmi di frutta».
Così saranno gli uomini che avranno superato le prove previste al giro di boa del Duemila, liberi dall'ansia di accumulare ricchezze e dalla smania di contendere agli altri inutili primati.
Sulla strada della Grande Vita cammineranno soltanto in pochi, senz'affanno:
- Nessuno di essi correrà, nessuno griderà.
- Nessuno, soprattutto, sarà più oppresso dalla necessità di difendersi:
- Nessuno porterà armi, perché non avrà più nemici.
Il Decimo Pianeta:
<
La Nasa ha annunciato oggi la scoperta di un decimo pianeta nel nostro sistema solare. Il pianeta, battezzato Sedna, ha un colore rossiccio, appare coperto di ghiaccio e rocce, dista oltre dieci miliardi di chilometri dalla Terra. Sedna ha un diametro di 1800 chilometri (Plutone, il nono pianeta, ha un diametro di 2300 chilometri).>>
<>


A seguito di questa notizia, riporto il contenuto di una particolare lettera indirizzata dalla Monaca di Dresda al Reverendissimo Abate Koldan nella quale descrive, simbolicamente, di DIECI aquilotti (pianeti) intorno ad una stella: Il Sole .
All'epoca solo 6 pianeti erano noti.
N.B. E’ Più difficile identificare i pianeti in sequenza dopo Marte denominato "Guerra".
(le note sono in corsivo):


"Questi sono i dieci aquilotti che girano intorno alla Stella", mi disse una voce cupa.
E la Stella era come inchiodata su una parete nera e intorno c'era un grande silenzio di vita e di morte.
Sotto le ali degli aquilotti c'erano dei numeri che io non riuscivo sempre a vedere bene, ogni aquilotto portava in bocca un cartello con il suo nome:
- II primo aquilotto si chiamava Terra e portava sotto le ali due numeri: 2064 e 3001.
- Il secondo aquilotto si chiamava Padre e portava sotto le ali due numeri: 2064 e 4806.
Questi due pianeti non hanno il segno di morte. In essi alberga la vita.
Padre è Giove. Lo stesso numero fa presupporre l’anno del contatto tra forme di vita.
- Il terzo aquilotto si chiamava Donna e portava sotto le ali due numeri2200 e 2090, con il segno della morte.
Venere, non vi è vita.
- II quarto aquilotto si chiamava Guerra e portava sotto le ali due numeri: 1978 e 2950, con il segno di morte .
Marte, non vi è vita, e l’anno 1978 profetizzato è vicinissimo all’esplorazione delle Viking.
- II quinto aquilotto si chiamava Arbor e portava sotto le ali solo un numero: 5300, con segno di morte.
Mercurio, non vi è Vita.
- Il sesto aquilotto si chiamava Aurum e portava sotto le ali solo un numero: 6400, con segno di morte.
Saturno? Non vi è vita.
- Il settimo aquilotto si chiamava Acqua e portava sotto le ali dei numeri che riuscivo a leggere solo per metà: 63 e 22, con segno di morte.
Urano? Non vi è vita.
- L'ottavo aquilotto si chiamava Lux e non aveva sotto le ali alcun numero. Portava solo il segno di morte.
Nettuno? Non vi è vita.
- Il nono aquilotto si chiamava Ignis e portava un solo numero sotto le ali: 2890, con segno di morte.
Plutone? Non vi è vita.
- Il decimo aquilotto si chiamava Parvus e sotto le ali non portava alcun numero. Aveva solo il segno di morte.
-Sedna? Non vi è vita.


Così, mi disse la voce: "Sono dei pugni di cenere che navigano nell'oceano del tutto e del niente, nell'oceano dove tutto è già maturato e tutto dovrà maturare, nell'oceano in cui morte e vita non hanno più alcun senso in quanto il tutto è eterno".
Aprii gli occhi davanti a questa enorme finestra, ma una luce saettante mi bruciò la vista.
"Come puoi pretendere, o piccolo granello di polvere, - mi disse la voce - di guardare la luce?"
Poi aggiunse: "solo quando i tuoi occhi saranno suggellati potrai vedere e capire".


Tra le profezie della Monaca di Dresda va ricordata la previsione sulla conversione della Russia:
La veggente vede "bruciare e risorgere la Croce di Cristo sulla grande piazza della santa Russia".
Altri messaggi dicono che "il successore di Pietro andrà a benedire il cuore della grande Russia".
La Monaca di Dresda insiste su questa profezia, dicendo che "sulla terra della santa Russia, il Salvatore verrà crocifisso e risorgerà sfolgorante di gloria e la sua luce sarà la resurrezione di tutto il mondo".
Da notare che la conversione della Russia al cattolicesimo viene predetta in moltissime altre profezie.

Profezia di Malachia

Chi era frate Malachia:
Malachia, descritto dal suo amico Bernardo di Chiaravalle come nobile di nascita, era un religioso irlandese, nato ad Armagh, nell'Irlanda settentrionale, nel 1094. Nel 1123 venne scelto per ricoprire il ruolo di abate di Bangor. Un anno più tardi fu consacrato vescovo di Connor e, nel 1132, malgrado la sua opposizione, venne nominato arcivescovo di Armagh.
A lui si deve il ripristino della religione cristiana in Irlanda, la riforma, nonchè la riorganizzazione della chiesa irlandese e la sua conseguente sottomissione a Roma. Morì a Chiaravalle nel 1148
La profezia di Malachia:
La storia prende le mosse da una visione mistica che san Malachia avrebbe avuto durante una visita a Roma, davanti a lui comparve una lista di 111 frasi, ognuna delle quali rappresenta, a volte in modo precisissimo e a volte un po' meno, il nome di un Papa.
Quella lista rappresenterebbe, da quel momento, i nomi di tutti i Papi che si sarebbero succeduti alla guida della chiesa romana da Papa Celestino II (1143-1144) fino alla fine dei tempi, o almeno, alla fine della chiesa di Roma.
Nella profezia, Malachia identifica i Papi non con nome e cognome, ma con 111 motti in latino che descrivono un particolare saliente della vita del Papa a cui il motto si riferisce: luogo di nascita, particolare dello stemma, evento particolare legato ad un determinato pontificato etc...
Essa fu trascritta nel testo dal titolo Prophetia de Summis Pontificibus e consegnata a Innocenzo II, che a sua volta avrebbe archiviato il documento tra i tanti dell'archivio Vaticano.
L'attribuzione a Malachia non è tuttavia sicura, il Santo visse infatti tra il 1094 e il 1148, mentre il testo della profezia fu pubblicato dal monaco benedettino Arnold Wion solo nel 1595, contenuto nel suo Lignum vitae.
Non tutti i "motti" hanno la stessa precisione, alcuni sono molto generici.
In particolare nel secolo scorso sono stati avanzati dubbi riguardo alla precisione dei motti anteriori al 1600 e la minore precisione di quelli successivi.
Tuttavia l'avvicendarsi di quelli che secondo la profezia sarebbero gli ultimi papi dei tempi (secondo alcune interpretazioni papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo), ha riportato l'attenzione su questa profezia.
Profezie sui Papi anteriori al 1595:
Si riportano alcuni esempi:
- Papa Celestino II (Ex castro Tiberis = "da un castello sul Tevere".
Il Papa era originario di Città di Castello);
- Lucio II (Inimicus expulsus = "nemico espulso, cacciato".
Papa Lucio II aveva il cognome "Caccianemici");
- Eugenio III (Ex magnitudine montis= "dalla grandezza del monte".
Papa Eugenio III era signore di Montemagno);
- Alessandro III (Ex ansere custode = "dall'oca custode".
Lo stemma familiare di Papa Alessandro III raffigurava, fra l'altro, un'oca);
- Celestino V (Ex eremo celsus = "elevato da un eremo";
Papa Celestino V era un eremita).
Profezie sui Papi recenti:
Papa Pio XII
Il 106º papa della profezia, identificato con papa Pio XII, reca il motto Pastor angelicus.
Il cognome di Pio XII è Pacelli che, come amava ricordare lo stesso pontefice, in latino vuol dire "Pace del Cielo" (Pax caeli) e pertanto viene collegato alla profezia.
In vita fu soprannominato Pastor Angelicus e gli fu dedicato un cine-documentario, in cui Pio XII recitò nel ruolo di se stesso, con questo titolo.
Papa Giovanni XXIII
Il 107º Papa, identificato con Papa Giovanni XXIII, è indicato come Pastor et nauta (pastore e marinaio).
Il pontefice, in quanto tale, è pastore di anime.
Roncalli proveniva della sede episcopale di Venezia, una delle Repubbliche Marinare, di cui fu patriarca.
Inoltre era di umili origini.
Papa Paolo VI
Il 108º Papa, identificato con Papa Paolo VI, viene descritto come Flos florum (fiore dei fiori, che tradizionalmente indica il giglio).
Lo stemma papale di Paolo VI riporta tre gigli.
Papa Giovanni Paolo I
Il 109º papa, identificato con papa Giovanni Paolo I, è indicato come De medietate Lunae o De media aetate Lunae, cioè "il periodo medio di una luna", di circa un mese.
Il papato di Giovanni Paolo I durò circa un mese, a causa dell'improvvisa e oscura morte.
Papa Giovanni Paolo II
Il 110º Papa, identificato con Papa Giovanni Paolo II, reca il motto De labore Solis.
Una spiegazione può essere la seguente: gli antichi ritenevano che il momento in cui sorgeva il sole fosse un momento di fatica dell'astro che ogni mattina doveva alzarsi.
La fatica del sole, quindi, è anche un termine per indicare l'Oriente, dove nasce il sole.
Nel 1978, dopo quasi cinquecento anni, viene eletto un Papa non italiano, proveniente dalla Polonia, cioè dall'Oriente.
In latino "labor", letteralmente "fatica, lavoro", significa anche "eclisse", pertanto il signicato della locuzione potrebbe essere "Dell'eclissi di sole".
Consultando il registro delle eclissi solari della N.A.S.A. risulta che Giovanni Paolo, nato il 18 maggio 1920, nacque proprio il giorno di una eclissi solare parziale (non visibile però dal luogo di nascita).
Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005, giorno in cui non è avvenuta alcuna eclissi.
Tuttavia la salma del pontefice è dovuta rimanere esposta alle folle per un periodo insolitamente lungo, per l'eccezionale numero di fedeli presentatisi per rendere l'ultimo saluto.
Per tale ragione il funerale e la tumulazione sono avvenuti solo l'8 aprile 2005.
Tale giorno è avvenuta un'eclissi solare ibrida, anch'essa però non visibile da Roma.
Un'interpretazione ancora diversa fa risalire invece questo motto ai numerosissimi viaggi fatti dal pontefice (a guisa del sole stesso) in tutto il mondo.
Papa Benedetto XVI
Il 111º Papa, identificato con Papa Benedetto XVI, è descritto come De gloria olivae.
Il motto De gloria olivae è stato collegato al nome "Benedetto" perché alcuni benedettini sono anche chiamati "monaci olivetani".
Da notare che nell'araldo del Papa è raffigurata un persona di colore sul lato destro (sinistro rispetto all'osservatore) simbolo della Diocesi di Frisinga di cui fu arcivescovo.
Il termine "olivae" è stato collegato al colore di questo viso di moro.
Il 26 aprile 2009 Benedetto ha proclamato santo Bernardo Tolomei, fondatore dell'ordine degli Olivetani.
Interpreti calligrafici che hanno visionato i documenti originali sostengono che si può leggere De gloria divae, fondendo "ol" in "d".
Il testo della profezia con gli abbinamenti ai Pontefici:
Testo, a chi viene riferito e spiegazione proposta
-Ex castro Tiberis
Celestino II (Guido di Città di Castello 1143 - 1144)
Nato a Città di Castello, sul Tevere
-Inimicus expulsus
Lucio II (Lucio Caccianemici 1144 - 1145)
Di cognome Caccianemici
-Ex magnitudine montis
Eugenio III (Bernardo Paganelli 1145 - 1153)
Nato a Montemagno
-Abbas Suburranus
Anastasio IV (Corrado della Suburra 1153 - 1154)
Abate della Suburra
-De rure albo
Adriano IV (Niccolò Breakspear 1154 - 1159)
Nato a Sant'Albano
-Ex tetro carcere
Vittore IV (antipapa) (Ottaviano de' Monticello 1159 - 1164)
Cardinale di San Nicola in carcere
-De via Transtiberina
Pasquale III (antipapa) (Guido da Crema 1164 - 1168)
Cardinale di Santa Maria in Trastevere
-De Pannonia Tusciae
Callisto III (antipapa) (Giovanni di Strumi 1168 - 1178)
Ungherese (pannone), cardinale di Tuscolo
-Ex ansere custode
Lucio III (Ubaldo Allucignoli 1181 - 1185)
Cardinale di Ostia, di cognome Allucignoli
-Sus in cribro
Urbano III (Umberto Crivelli 1185 - 1187)
Cardinale di San Lorenzo in Lucina, aveva due spade nello stemma
-De Schola exiet
Clemente III (Paolo Scolari 1187 - 1191)
Di cognome Scolari
-De rure bovensi
Celestino III (Giacinto Orsini dei Boboni 1191 - 1198)
Di cognome Boboni
-Comes signatus
Innocenzo III (Giovanni Lotario 1198 - 1216)
Apparteneva alla famiglia dei Conti di Segni
-Canonicus de latere
Onorio III (Cencio Savelli 1216 - 1227)
Era canonico lateranense
-Avis Ostiensis
Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni 1227 - 1241)
Cardinale di Ostia, aveva un'aquila nello stemma
-Leo Sabinus
Celestino IV (Goffredo Castiglioni di Milano 1241 - 1242)
Vescovo di Sabina
-Comes Laurentius
Innocenzo IV (Sinibaldo dei Conti Fieschi 1242 - 1254)
Cardinale di San Lorenzo in Lucina
-Signum Ostiense
Alessandro IV (Rinaldo dei Conti dei Segni 1254 - 1261)
Cardinale di Ostia, apparteneva alla famiglia dei Conti di Segni
-Hierusalem Campaniae
Urbano IV (Giacomo Troyes Pantaleone 1261 - 1264)
Patriarca di Gerusalemme, era originario della Champagne
-Draco depressus
Clemente IV (Guido le Gros di Saint-Gilles 1265 - 1268)
Nel suo stemma appare un drago schiacciato, depresso.
-Anguinus vir
Gregorio X (Tobaldo dei Visconti di Piacenza 1271 - 1276)
-Concionator Gallus
Innocenzo V (Pietro di Tarantasia 1276 - 1276) -
Ricevette la celebre "cattedra francese" nel 1259, col grado di magister.
-Bonus Comes
Adriano V (Ottobono dei Conti Fieschi 1276 - 1276)
Discendente dei Conti di Lavagna (comes), svolse un'appassionata opera di pacificazione (bonus) a tutto campo.
-Piscator Thuscus
Giovanni XXI (Pietro di Giuliani 1276 - 1277)
-Rosa composita
Niccolò III (Gian Gaetano Corsini 1277 - 1280)
-Ex teloneo liliacei
Martini Martino IV (Simone di Brion 1281 - 1285)
Veniva dalla tesoreria di San Martino in Francia.
-Ex rosa leonina
Onorio IV (Jacopo Savelli 1285 - 1287)
Lo stemma dei nobili Savelli riporta una rosa con due leoni.
-Picus inter escas
Niccolò IV (Gerolamo di Ascoli 1288 - 1292)
-Ex eremo celsus
Celestino V (Pietro Anglerio da Morrone 1294 - 1294)
Era un eremita.
-Ex undarum benedictione
Bonifacio VIII (Benedetto Caetani 1294 - 1303)
Nel suo stemma sono presenti delle onde e il suo nome di battesimo era Benedetto.
-Concionator patereus
Benedetto XI (Nicolò Bacca-Sini 1303 - 1304)
Entrò nel convento dei frati predicatori.
-De fessis aquitanicis
Clemente V (Bertrando di Goth 1305 - 1314)
-De sutore orseo
Giovanni XXII (Giacomo Duèse 1316 - 1334)
-Corvus schismaticus
Niccolò V (antipapa) (Pietro Rinalducci 1328 - 1330)
-Frigidus Abbas
Benedetto XII (Giacomo Furnier 1334 - 1342)
Era abate di Frontfroide.
-De rosa Attrebatensi
Clemente VI (Pietro Roger di Beaufort 1342 - 1352)
Nel suo stemma sono raffigurate delle rose.
-De montibus Pammachii
Innocenzo VI (Stefano Aubert 1352 - 1362)
-Gallus Vicecomes
Urbano V (Guglielmo Grimoard 1362 - 1370)
-Novus de virgine forti
Gregorio XI (Ruggero di Beaufort 1370 - 1378)
-De cruce Apostolica
Clemente VII (antipapa) (Roberto dei Conti di Ginevra 1378 - 1394)
-Luna Cosmedina
Benedetto XIII (antipapa) (Pietro de Luna 1394 - 1417)
-Schisma Barchinonium
Clemente VIII (antipapa) (Gil Sànchez de Muñoz 1423 - 1429)
-De inferno praegnanti
Urbano VI (Bartolomeo Prignano 1378 - 1389)
Il suo cognome era Prignano.
-Cubus de mixtione
Bonifacio IX (Pietro Tomacelli 1389 - 1404)
-De meliore sydere
Innocenzo VII (Cosma Migliorati 1404 - 1406)
Il suo cognome era Migliorati e nel suo stemma era presente una stella
-Nauta de Ponte nigro
Gregorio XII (Angelo Correr 1406 - 1415)
-Flagellum solis
Alessandro V (antipapa) (Pietro Filargis 1409 - 1410)
-Cervus Sirenae
Giovanni XXIII (antipapa) (Baldassarre Cossa 1410 - 1415)
-Corona veli aurei
Martino V (Oddone Colonna 1417 - 1431)
Nello stemma di Martino V c'è una corona d'oro sollevata da terra.
-Lupa Coelestina
Eugenio IV (Gabriele Condolmer 1431 - 1447)
-Amator Crucis
Felice V (antipapa) (Amedeo VIII Principe di Savoia 1440 - 1449)
-De modicitate
Lunae Niccolò V (Tommaso Parentuccelli 1447 - 1455)
-Bos pascens
Callisto III (Alfonso de Borgia 1455 - 1458)
Nel suo stemma è raffigurato un bue che pascola.
-De Capra et Albergo
Pio II (Enea Silvio Piccolomini 1458 - 1464
-De Cervo et Leone
Paolo II (Pietro Barbo 1464 - 1471)
-Piscator minorita
Sisto IV (Francesco della Rovere 1471 - 1484)
-Praecursor Siciliae
Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo 1484 - 1492)
-Bos Albanus in portu
Alessandro VI (Rodrigo Borgia 1492 - 1503)
Nel suo stemma è raffigurato un bue ed egli fu cardinale vescovo di Albano prima, e di Porto-Santa Rufina poi.
-De parvo homine
Pio III (Francesco Todeschini Piccolomini 1503 - 1503)
Il cognome Piccolomini deriva da "piccolo uomo" (in latino appunto "parvo homine")
-Fructus Jovis juvabit
Giulio II (Giuliano della Rovere 1503 - 1513)
L'emblema di Giuliano della Rovere era una quercia che nell'antichità veniva ritenuta un albero sacro a Giove.
-De craticula Politiana
Leone X (Giovanni de' Medici 1513 - 1521)
-Leo Florentius
Adriano VI (Adriano Florensz di Utrecht 1522 - 1523)
Il suo secondo nome era "Florensz"
-Flos pilei aegri
Clemente VII (Giulio de' Medici 1523 - 1534)
-Hiacinthus medicorum
Paolo III (Alessandro Farnese 1534 - 1549)
-De corona montana
Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi del Monte 1550 - 1555)
-Frumentum floccidum
Marcello II (Marcello Cervini 1555 - 1555)
-De fide Petri
Paolo IV (Gian Pietro Carafa 1555 - 1559)
-Esculapii pharmacum
Pio IV (Giovanni Angelo de'Medici 1559 - 1565)
-Angelus nemorosus
Pio V (Michele Ghislieri 1566 - 1572)
-Medium corpus pilarum
Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1572 - 1585)
-Axis in medietate signi
Sisto V (Felice Peretti 1585 - 1590)
-De rore coeli
Urbano VII (Giovan Battista Castagna 1590 - 1590)
-Ex antiquitate Urbis
Gregorio XIV (Nicola Sfondrati 1590 - 1591)
-Pia civitas in bello
Innocenzo IX (Giovanni Antonio Facchinetti 1591 - 1591)
-Crux Romulea
Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592 - 1605)
-Undosus vir
Leone XI (Alessandro de' Medici 1605 - 1605)
-Gens perversa
Paolo V (Camillo Borghese 1605 - 1621)
-In tribulatione pacis
Gregorio XV (Alessandro Ludovisi 1621 - 1623)
-Lilium et rosa
Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623 - 1644)
Papa Urbano VIII era originario di Firenze che ha un giglio rosso nello stemma e il colore della rosa è il rosso
-Jucunditas crucis
Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj 1644 - 1655)
-Montium Custos
Alessandro VII (Fabio Chigi 1655 - 1667)
-Sydus olorum
Clemente IX (Giulio Rospigliosi 1667 - 1669)
-De flumine magno
Clemente X (Emilio Altieri 1670 - 1676)
-Bellua insatiabilis
Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676 - 1689)
-Poenitentia gloriosa
Alessandro VIII (Pietro Ottoboni 1689 - 1691)
-Rastrum in porta
Innocenzo XII (Antonio Pignatelli 1691 - 1700)
-Flores circundati
Clemente XI (Giovanni Francesco Albani 1700 - 1721)
-De bona religione
Innocenzo XIII (Michelangelo Conti 1721 - 1724)
-Miles in bello
Benedetto XIII (Pier Francesco Orsini 1724 - 1730)
-Columna excelsa
Clemente XII (Lorenzo Corsini 1730 - 1740)
-Animal rurale
Benedetto XIV (Prospero Lambertini 1740 - 1758)
-Rosa Umbriae
Clemente XIII (Carlo Rezzonico 1758 - 1769)
-Ursus velox
Clemente XIV (Lorenzo Ganganelli 1769 - 1774)
-Peregrinus apostolicus
Pio VI (Giovanni Angelo Braschi 1775 - 1799)
-Aquila rapax
Pio VII (Gregorio Barnaba Chiaramonti 1800 - 1823)
-Canis et coluber
Leone XII (Annibale della Genga 1823 - 1829)
-Vir religiosus
Pio VIII (Francesco Saverio Castiglioni 1829 - 1830)
-De balneis Ethruriae
Gregorio XVI (Bartolomeo Alberto Cappellari 1831 - 1846)
-Crux de cruce
Pio IX (Giovanni Maria Mastai-Ferretti 1846 - 1878)
Il pontificato di Pio IX vide l'unificazione italiana sotto i Savoia, nel cui stemma vi era una croce
-Lumen in coelo
Leone XIII (Gioacchino Pecci 1878 - 1903)
-Ignis ardens
Pio X (Giuseppe Sarto 1903 - 1914)
-Religio depopulata
Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa 1914 - 1922)
-Fides intrepida
Pio XI (Achille Ratti 1922 - 1939)
-Pastor angelicus
Pio XII (Eugenio Pacelli 1939 - 1958)
-Pastor et nauta
Giovanni XXIII (Angelo Roncalli 1958 - 1963)
Nato da famiglia umile (Pastor) e Patriarca di Venezia (Nauta)
-Flos florum
Paolo VI (Giovanbattista Montini 1963 - 1978)
Nel cui stemma pontificio comparivano tre gigli
-De medietate Lunae
Giovanni Paolo I (Albino Luciani 1978 - 1978))
Il suo papato durò solo un mese lunare
-De labore solis
Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla 1978 - 2005)
La sua grande attività pastorale é stata pari al lavoro del sole. Il giorno della nascita e del suo funerale sono avvenuti in piena eclissi solare.
-Gloria olivae
Benedetto XVI (Joseph Ratzinger 2005 - )
-Petrus Romanus
? In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.
Traduzione: Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen.
Profezia su Petrus Romanus:
La profezia sul 112º papa, Petrus Romanus, presagisce la fine della Chiesa e la distruzione di Roma dopo l'ascesa al soglio pontificio dell'ultimo papa.
Quella di Pietro Romano sembra peraltro essere un'aggiunta postuma, risalente al 1820.
In questo caso la profezia di Malachia riguarderebbe solo 111 papi e dunque, ferme le identificazioni precedenti, si arresterebbe a Benedetto XVI.
Singolarmente, una diversa profezia appare conforme a questa circostanza: quella della monaca di Dresda, che nella lettera a Federico I di Prussia scrive che l'ultimo Pietro giungerà dalla Prussia.
Non dovrebbe quindi riguardare Benedetto XVI, che viene dalla Baviera, nella Germania meridionale.
Di contro, l'opposta interpretazione troverebbe riscontro nel fatto che una piccola parte del territorio dell'antica Baviera era parte integrante della Prussia già nel 1867.
Alcuni ipotizzano che possa essere Benedetto XVI stesso il Pietro Romano di Malachia, ritenendo che il pontificato di Giovanni Paolo II sia da dividere in due motti, prima e dopo l'attentato da parte di Ali Agca.
C'è anche l'ipotesi secondo cui la profezia su Petrus Romanus non sarebbe il motto di un papa ma la descrizione del pontificato di Benedetto XVI.
In caso contrario, non è chiaro se De gloria olivae e Petrus Romanus devono essere intesi come pontefici consecutivi, poiché il testo non lo precisa.
La risposta negativa a tale quesito è utilizzata dai sostenitori dell'autenticità (e dell'attendibilità) della profezia per sostenere che Joseph Ratzinger non è, alla luce di essa, il penultimo papa.
Un'ipotesi recente lascia pensare che Pietro Romano non sia riferito a un Papa (né il 111º né il 112º), bensì al Cardinal Camerlengo che, alla morte del pontefice regnante, siede sul trono di Pietro in attesa dell'elezione del successivo.
A dar forza a quest'ipotesi il fatto che questa frase, a differenza degli altri motti, non è numerata.
Questa particolarità sarebbe, secondo alcuni studiosi, la prova oggettiva che la frase non sarebbe riferita ad un Papa, ma a qualcuno che ne svolge temporaneamente le sue funzioni.
Da notare che l'attuale Camerlengo è il Card.
Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese nel 1934, dunque la strana coincidenza che nel suo nome completo sia contenuta la parola Pietro e nella sua località di nascita ci sia la parola Romano.
Si può notare che il nome "Pietro Romano" contraddice la prassi pontificia di non assumere il nome del primo papa (Pietro apostolo).
Il nome è invece in linea con alcune coincidenze storiche, famose nell'immaginario collettivo, che vedono l'ultimo sovrano di una dinastia portare il nome del primo...
esempio:
-Romolo Augusto, come il primo re e il primo imperatore,
-Umberto II, come il fondatore della dinastia Savoia,
-Carlo d'Asburgo, come il fondatore del Sacro Romano Impero,
-Costantino XI, come il fondatore di Costantinopoli.
Il nome di questo pontefice potrebbe essere Romano, in quanto Petrus potrebbe significare semplicemente "Papa" ("tu es Petrus"), in questo caso si tratterebbe di Papa Romano II, in quanto Papa Romano I regnò dall'agosto al novembre dell'897.
La teoria del "Caput Nigrum":
Nel testo "La profezia dell'ultimo Papa" di Schmeig Maria Olaf, edizioni Fazi 2001 si apprende che nella trascrizione delle profezie sarebbe andato perduto un motto, Caput nigrum, tuttavia non ci sono altre fonti che confermino questa tesi.
Se la tesi fosse vera, esso si potrebbe adattare allo stemma di Benedetto XVI, raffigurante una testa di moro ("moro di Frisinga" o "caput ethiopicum").
In questo caso il motto De gloria olivae scivolerebbe al posto seguente, soddisfacendo l'opinione di chi ritiene doversi riferire a un papa benedettino destinato a guidare la Chiesa negli ultimi tempi, conformemente a un'altra profezia attribuita allo stesso San Benedetto.
Non è chiaro però se il presunto motto perduto debba ritenersi precedente o successivo a De gloria olivae.
Per alcuni sembra infatti evocare significativamente la classica figura del papa nero, parte delle profezie di Nostradamus sugli ultimi tempi.
Altri additano il fatto che l'interpretazione in altri Papi è dovuta proprio allo stemma araldico.
Un'altra teoria potrebbe essere che il "caput nigrum" non fosse riferito ad un Papa ma ad un importante regnante al tempo dell'ultimo Papa e dunque al tempo previsto per la fine del mondo. Tale "regnante" potrebbe essere ad esempio l'attuale presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Hussein Obama.
La teoria dell'errata numerazione e degli antipapi:
Nell'elenco di Malachia sono presenti dieci antipapi.
Questa inspiegabile numerazione va a sfalsare la corretta attribuzione dei motti secondo la profezia in quanto dieci papi ricorrono due volte (per esempio Giovanni XXIII).
Infatti i motti si riferiscono chiaramente ai Papi ed a nessun antipapa e questo è chiaro nella profezia stessa.
In base a questi presupposti diventa evidente che i motti sono da redistribuire in quanto l'inserimento degli antipapi appare come una vistosa forzatura per far coincidere la previsione con alcuni Papi contemporanei.
Pertanto scalando gli antipapi nell'attribuzione dei motti, viene a sconvolgersi l'attribuzione classica: Pio XII non sarà più il Pastor Angelicus, ma il Peregrinus Apostolicus, mentre Paolo VI non è più il Flos Florum, bensì il Canis et Coluber.
Questo significa che mancano ancora dodici motti da attribuire.


Curiosità::
-Nel Palazzo Altieri di Oriolo Romano (VT), nella cosiddetta Galleria dei Papi sono contenuti i ritratti di tutti i papi, con sotto il relativo motto di San Malachia.


-Secondo una leggenda metropolitana un certo cardinale statunitense, di nome Francis Joseph Spellman o forse Richard James Cushing, avrebbe tentato di "forzare" gli eventi in suo favore allo scopo di diventare papa basandosi proprio sulla profezia di San Malachia: al seguito della morte di Pio XII, poiché il papa seguente era citato come Pastor et nauta, il cardinale si sarebbe fatto portare in battello sul Tevere con delle pecore a bordo.
Com'è noto fu però eletto Angelo Roncalli.

Profezie del Ragno Nero

Le profezie del Ragno Nero consistono in una lunga elencazione di avvenimenti, corredati per ogni anno da una pagina di prosa, le profezie terminano il 7 giugno 3017 d.C.

Questo carismatico personaggio visse intorno alla seconda metà del XVI secolo in Baviera, nel triangolo compreso tra Ratisbona, Monaco e August, si trat­ta di un monaco veggente, in ogni caso ci troviamo davanti a un personaggio eccezionale, capace di vedere il futuro come si può vedere il presente.
La ricerca lascia immaginare che potrebbe essere vissuto duran­te il regno di Alberto V, il Magnanimo (1550-1578), forse venne anche invitato alla corte del Re, per essere consultato prima di prendere importanti decisioni.
Il Santo Monaco Bavarese era ben conosciuto al suo tempo, tanto che alla sua morte la leggenda finì per impadronirsi del per­sonaggio, poi subentrò l’oblio.
A distanza di oltre un secolo, all’inizio del 1700, ritornarono alla luce le sue carte, sulle quali appariva, quasi come un sigillo, una firma complicata che si poteva confondere con una macchia, ma che a un esame più approfondito lasciava scorgere la forma di un ragno.
Per questo si parlò del Ragno Nero (Schwarze Spinne).
A differenza di Nostradamus, il più conosciuto indovino di tutti i tempi ma anche il più difficile da interpretare, il Ragno Nero collega le sue visioni a date precise della storia.
Si ritornò ancora a parlare del Monaco Veggente negli anni Trenta, quando il professor Ludwig Birzer, un sedicente sensitivo tedesco coordinatore del grup­po di ricerche paranormali voluto da Hitler, iniziò a leggere la sto­ria futura della Germania attraverso questi vaticini.
Testimonianze attendibili dicono che Hitler rimase affascinato dai messaggi profetici, tanto da sollecitare il professor Birzer ad accelerare l’interpretazione dei contenuti e di ricavare presagi dai testi del passato.
Dopo un paio d’anni di lavoro, il ricercatore riuscì finalmente ad inquadrare il futuro della Germania e dell’Europa, facendo una relazione al capo nazista, Birzer non usò mezzi termini: «Ci sarà una seconda guerra mondiale e sarà la Germania a muoversi per prima, ma se scenderà in campo prima del 1943, Berlino diventerà un cimitero», Hitler rimase turbato da queste parole.
Ma la macchina della guerra non poteva ancora attendere molto e così, sulla sottile magia della profezia, prevalse la logica della Blitz-Kreig, la guerra lampo.
La Germania scese in campo per prima, nel 1939 e Berlino, come aveva profetizzato il Ragno Nero, divenne proprio un cimi­tero.
Pare certo che il consulente esoterico del Fuhrer modificò la tela del Ragno, per buona pace sua e del Terzo Reich, di conseguenza i testi conosciuti del Ragno Nero sono quelli trascritti e rielaborati da lui, quindi abbiamo i risultati positivi delle visioni del presunto monaco bavarese, ma non sappiamo se e quante volte si trovano errori, a proposito della Germania nazista, il veggente comunque, non sbagliò, dato che aveva definito il Fuhrer come 'lupo vorace' (frase che Birzer trasformò in 'astro nascente'), che avrebbe provocato grandi spargimenti di sangue ed ancora più precisa è la descrizione della Germania divisa in due dopo il conflitto, una situazione che l'interprete si guardò bene dal raccontare ad Hitler.
Questa testimonianza storica conferma ancora una volta la vali­dità dei messaggi profetici del Monaco Bavarese: un personaggio carismatico la cui storia si è persa nel tempo, mentre i suoi vaticini continuano ad aprire le finestre sul futuro di ogni generazione, fino a quando gli uomini saranno capaci di accostarsi a questi messaggi con umiltà e con fede.

Esempi di eventi passati da lui predetti:
1620 Il fiore sull'acqua (il viaggio dei Padri Pellegrini)
1649 Sangue per San Giorgio (Carlo I)
1776 Un tappeto di Stelle (nascita degli stati Uniti)
1789 Turbine di sangue (Rivoluzione Francese)
1804 La Grande stella (Napoleone)
1818 Bufera di sangue (Carlo Marx)
1821 Morte di una speranza (morte di Napoleone)
1833 Catene spezzate (abolizione della schiavitù)
1848 Pietro oltre Roma (Pio IX si rifugia a Gaeta)
1852 La piccola stella (Luigi Bonaparte)
1861 Una sola Voce (l'Unita Nazionale)
1865 Fiore reciso (guerra di secessione)
1870 Sull terra di Pietro (Porta Pia)
1890 L'idolo nella polvere (Bismarck)
1900 Corona Insanguinata (Umberto I)
1914 Pianura di croci (prima guerra mondiale)
1917 La grande fiammata (Lenin)
1924 Sui passi di Cesare (Mussolini)
1936 Pioggia di sangue (guerra in Spagna)
1946 Germoglio dell'ulivo (Fine II guerra mondiale)
1963 Necrologio sull'altare (morte di Papa Giovanni XXIII)
1980 Pietro oltre Roma (l'avvento di un Papa straniero)

Le profezie definiscono il decennio che va dal 1990 al 2000 come "tempo della cenere", perchè molti miti cadranno e molte "cose sacre diventeranno blasfeme", forse quella dei valori morali sui quali l'uomo aveva fondato la propria realtà, ma che sembrano essere stati ignorati e distrutti.

L'uomo profferirà le prime parole del salmo di David, che si canta nell'Uffizio delle tenebre, durante la settimana santa: "miserere mei deus", abbi pietà, implorerà l'uomo, rivolgendosi al suo Dio.Ma in quest'epoca, aggiunge il veggente, l'uomo sarà diventato un "animale dannoso per le leggi dell'equilibrio universale", sarà necessaria quindi la sua purificazione.
L'uomo "fatto di sola carne" morirà e lascerà il posto all'uomo "fatto di spirito".
Molti dovranno adattarsi, perchè i tempi saranno duri e più duri saranno per coloro che non sanno capire il linguaggio dello spirito. Il Monaco Nero dice: "periranno sopratutto coloro che hanno indossato la veste tessuta d'oro e di potere", cioè coloro che non sanno vivere senza potere e senza ricchezza.Il decennio dal 1990 al 2000 sarà "dolorosamente vissuto" perché i "tempi saranno dannati", sarà questo il tempo dell'Anticristo, ma sarà anche il tempo dei nuovi "condottieri dello spirito".
Il veggente dice che "Cristo muore sul Tevere e risorge sul Volga", la Russia sarebbe quindi destinata a diventare la culla di un cristianesimo che riprende il messaggio di duemila anni fà, per vivere "nel segno del signore", i grandi cambiamenti dovrebbero quindi partire dalla Russia, questo sarà il messaggio del rinnovamento universale.
Il veggente partendo dal 2000 parla di "tempo di grandi rinnovamenti" e vede tra questa data e il 2010 "il tempo delle paure", si succederanno:
- il decennio della pazzia
- il decennio dell'assestamento
- il decennio della ripresa
"Quando l'umanità sarà alla fine del Millennio, avrà raggiunto la sommità del colle e dall'alto vedrà la distruzione di un tempo e la strada che porta al nuovo Paradiso Terrestre, la prima generazione che passerà su quella strada sarà una generazione dolorante perchè faticosa sarà la strada per riconquistare le gioie dello spirito".
Il profeta poi avverte che prima di riconquistare "le gioie dello spirito", l'uomo sarà costretto a passare "sotto il ponte dei cinque dolori".
La profezia parla poi di mezzo secolo di piaghe disseminate sulla strada che porta al nuovo paradiso terrestre.
In sostanza sarà una generazione che "conquisterà con le sue sofferenze la serenità dello spirito".
E quando l'uomo avrà varcato le soglie del nuovo Paradiso Terrestre, parlando dei progenitori schiavi del potere economico e del consumo, dirà: "Il grande Dio aveva tolto loro la luce della ragione".
Il nostro futuro è profilato in termini a volte poco rassicuranti: "sangue dal cielo" nel 2015, ed a volte più tranquillizzanti ad esempio che nel 2037 molte malattie saranno debellate, la terra darà frutti nuovi (alimenti transgenici?) e gli uomini parleranno tra loro senza aprire la bocca, quet'ultimo è l'evento più probabile, che forse è già avvenuto con gli sms ed internet.


Guida alla lettura dei vaticini:
Al fine di rendere i messaggi profetici accessibili a tutte le per­sone, sono stati semplificati i simboli, dando a questi una interpretazione.
I messaggi sono stati poi divisi in due parti:
1 - le pro­fezie che già si sono avverate (la strada del passato)
2 - le profezie che devono ancora avverarsi (la strada del futuro).
Una ulteriore semplificazione ha portato a distinguere i messag­gi in modo tale da considerare i vaticini di decennio in decennio e per ogni anno del decennio sono state formulate le interpretazioni.
Non si deve però considerare questa semplificazione in modo rigido, poiché i vaticini che sono stati collocati in un determinato anno possono anche avverarsi nell’anno precedente o seguente, la suddivisione ha infatti solamente un valore semplificativo e orientativo.
Per meglio capire questa disposizione, va tenuto conto che i messaggi provengono da una dimensione dove il tempo terrestre non ha senso, sta pertanto alla sensibilità delle persone «ispirate» collocarli nel tempo terrestre e decifrarli.
A questo proposito è da ricordare che le interpretazioni delle profezie partono da una considerazione globale, gli aspetti parti­colari avranno un riscontro negli eventi futuri ed i riscontri li avre­mo certamente, come è già stato per il passato.
Occorre aggiungere che il Veggente usa in alcuni casi un lin­guaggio ermetico e ripetitivo.
Per rendere comprensibili i messag­gi, si riportano qui di seguito le spiegazioni dei termini ricorrenti:
Il Drago = Il marxismo, nei suoi vari aspetti e trasformazioni
La terra dei Nibelunghi = La Germania
La terra di Pietro = L’Italia
Il campo di Abramo = Il globo terracqueo
La terra di Santa Giovanna = La Francia
La nuova terra = Gli Stati Uniti d’America
La terra di San Nicola = La Russia
Gli uomini pipistrello = Gli astronauti
La terra del Giusto = La Palestina, Israele
La terra dei laghi = La Svizzera
Il mare di Cesare = Il Mediterraneo
La terra di Cesare = Roma
La terra di San Giorgio = La Gran Bretagna
La casa di Pietro = Il Vaticano (e l’Italia)
La terra del sole = La Cina
La vecchia terra = L’Europa
La terra di Osiride = L’Egitto
La terra di Colombo = La Spagna
Il lupo = La dittatura, in generale
Il fabbro = L’industria bellica
Le formiche = Il popolo
Le aquile = I politici, i capitalisti
La Signora in gramaglie = La morte
La città dei merletti = Venezia
La cortigiana = La chiesa di Roma
La Grande Madre = La morte
Il male del latte = Il cancro, le pestilenze (l’Aids)
La defunta stella = La luna
La vecchia quercia = L’Europa
Il grande ombelico = La Mitteleuropa, la Comunità Europea
Il vitello d’oro = L’adorazione dei beni materiali, il profitto esa­sperato


Il decennio della cenere 1991 - 2000 (Miserere mei Deus)
Durante questo decennio trionferà la cenere, c’è qualcosa che finisce, che si trasforma in cenere.
Stanno morendo valori sui quali l’uomo aveva fondato la sua vita, ma occorrerà ancora molto tempo prima che l’uomo riesca a capire e soprattutto riesca a rendersi conto che è in gestazione «una nuova realtà».
I fratelli capaci ancora di vedere e di sentire, durante questo decennio di decadimento morale, sociale e politico, si trasforme­ranno in formiche, indosseranno l’abito dell’umiltà, preparandosi ad affrontare la strada, irta di spine, di difficoltà, di travagli, che attraverserà i prossimi anni.
E' questo il tempo che introduce alla settimana santa dell’umani­tà, il tempio del vitello d’oro viene addobbato con i simboli della passione, le rosee pareti vengono tinteggiate di viola, per annun­ciare il dolore, la penitenza, ma gli occhi degli uomini continue­ranno a vederle ancora, per molto tempo, gradevolmente rosate.
Soprattutto gli ultimi anni del decennio, contengono i germi della trasformazione, in particolare per l’Europa Centrale e i Paesi dell’Est, qui fioriranno grandi speranze e grandi delusioni, grandi gioie e grandi dolori.
E sarà ancora qui che si aprirà una piaga destinata a trasformar­si in cancrena: l’esodo di popoli affamati che invaderanno l’Europa Centrale, seminando carestia, violenza e disperazione.
Non lasciatevi illudere dagli ultimi bagliori di un benessere morente.
Non affidate il domani all’alta tecnologia, perché finirà per dominare la cenere e dove cadrà la cenere, cadrà anche l’inganno dell’Anticristo, il cui respiro è già nell’aria.
1995 - Sole morente
Il sole è in collera con gli uomini.
Non riscalda più.
E quando il suo raggio nasce da oriente colpisce come una spada.
Sulla mano del gigante è apparsa una piaga.
Il viandante giallo porterà il suo unguento per sanarla.
Ma la piaga diventerà cancrena e la cancrena sarà operata durante una notte di plenilunio, mentre sul capo dell’uomo vole­ranno gufi di metallo e pipistrelli sorti dalla schiuma del mare.
La spiga del grano rimarrà verde, ma l’uomo non guarda più alla terra, il granaio è il mare e le messi non sono i pesci.
L’uragano avvolgerà un fiore e il fiore diventerà fungo.
I tempi della prima civiltà risorgeranno per dire che nulla è cambiato, l’uomo è rimasto un caprone egoista e sulla strada del suo egoismo procede a testa bassa.
Maddalena sarà bruciata e le sue vesti redente saranno divise tra i marinai di una nave che va alla deriva.
Chiudete gli occhi e levate il cappello davanti alla terra di San Giorgio, Giovanna raccoglie pietosamente i morti e la vita va alla terra e la terra è ancora viva.
Ma il sole, il sole dov ‘è?
La Nuova Terra ha messo le catene al sole ma ci sono due rospi che continuano a minacciare la cicala e la cicala sarà messa in gabbia, sarà l’ultima cicala di una generazione nata nei castelli e qui morirà, tra il ferro arrugginito di una gabbia.
Sul suo regno verrà gettato il sale e non crescerà un filo d’erba a memoria d’uomo.
Una palla di luce solcherà i cieli e sarà confusa con il sole.
Ma la sua luce sarà fredda, più fredda dei raggi selenici.

Marie Anne Adélaide Lenormand

Marie Anne Adélaide Lenormand, più nota con il nome abbreviato Mlle Lenormand (Alençon, 16 settembre 1768 – Parigi, 25 giugno 1843), fu una famosa cartomante.
Al suo nome si lega un mazzo di carte divinatorie inventato nella metà dell'Ottocento, replicato in centinaia di varianti e diffuso, ancor oggi, in tutto il mondo.
Sulla vita di Mlle Lenormand, e soprattutto sulle sue predizioni, si raccontano episodi mirabolanti, ma l'immagine di “Sibilla dei salotti” si scontra con la realtà storica.
La biografia di Mlle Lenormand segue due strade, la prima consiste nei diari della donna, che sono un evidente tentativo di accreditare le sue doti di veggente, la seconda consiste nelle ricerche svolte dagli storici a partire dall'epoca stessa in cui visse Mlle Lenormand.
La Lenormand scriveva di essere nata il 27 maggio 1772, ma chi è andato a verificare i documenti originali conservati ad Alençon ha trovato una data diversa: il 16 settembre 1768.
Diceva che da bambina era stata ospite nel convento reale di Alençon, ma in realtà frequentò una semplice scuola tenuta da suore benedettine.
Raccontò che nel 1790 si trovava a Parigi e frequentava l'aristocratico salotto di Mme de La Saussotte, in realtà andò nella capitale solo nel 1793 e per qualche tempo lavorò in una lavanderia finché conobbe un'indovina, Mme Gilbert, che le insegnò i rudimenti della divinazione tramite i tarocchi di Etteilla.
Quest'attività illecita la fece condurre davanti ad un giudice, che decretò un breve periodo di carcere, riguardo alla sua incarcerazione, Mlle Lenormand raccontò, molti anni più tardi, che avvenne perché aveva predetto la morte del re Luigi XVI.
Nel 1793 aprì uno studio di cartomanzia a Parigi, in Rue de Tournon, alla cui entrata pose la targa “Mademoiselle Lenormand, libraire” e presto i suoi responsi furono richiesti anche da illustri personaggi del nuovo regime. L'indovina scrisse di essere stata la confidente dell'imperatrice Joséphine Beauharnais e dello stesso imperatore, Napoleone Bonaparte, che però la fece incarcerare due volte per motivi politici.
Un giornalista dell’epoca sosteneva però che tutte queste frequentazioni erano frutto della fantasia della Sibilla d'Alençon e che le presunte profezie erano sempre state scritte dopo che i fatti erano avvenuti, mai prima.
Morì a Parigi il 25 giugno del 1843, lasciando ai suoi eredi una cospicua fortuna.
In quegli stessi anni numerosi fabbricanti di carte, in ogni parte dell'Europa, idearono svariati mazzi per la cartomanzia nel cui titolo compariva il nome della più celebre “sibilla moderna”:
- La Sybille des Salons
- Il Grand Jeu de Societé de M.lle Lenormand
- il Petit Lenormand
sono ancor oggi, i mazzi per la divinazione più famosi e imitati al mondo, secondi per diffusione solo ai Tarocchi.

La Pizia

Nella Focide, alle pendici meridionali del Parnaso, in un territorio ricco di fenomeni tellurici e zampillanti sorgenti, fu costruito dagli antichi Greci il santuario di Delfi.
Il magnifico complesso, che si accrebbe con gli anni e soprattutto i proventi ricavati dall'ininterrotto pellegrinaggio di fedeli, andava particolarmente famoso per il tempio di Apollo, che conteneva l'oracolo più importante, ma anche per uno stadio, un teatro, costruzioni minori e soprattutto una pietra detta omphalòs - ombelico- considerata il centro del mondo.
In particolare l'oracolo si trovava sopra una spaccatura del suolo, da cui uscivano vapori inebrianti e lì accanto una sacerdotessa, chiamata Pizia, pronunciava, in preda ad un'estasi mistica, i suoi responsi, attraverso, però, frasi sconnesse e per lo più oscure, dall'interpetazione ambigua, che la gente credeva fossero le parole del dio.
La Pizia, considerata dunque tramite fra l'uomo e la divinità, fu spesso causa di tragici errori, dovuti proprio alle diverse interpretazioni che le su e frasi sibilline potevano avere, com'è il caso di Edipo, dal cui responso ambiguo, ebbe inizio tutta la tragica vicenda della sfortunata famiglia.
Un altro nome con cui era indicata la Pizia era quello di Pitonessa termine che si trova nella Bibbia (I Samuele, 28, 7 28) riferito alla «maga che Saul andò a consultare e che prediceva il futuro invasata da un demone chiamato Python.
La posizione venne ricoperta da donne scelte nella città di Delfi, senza limiti di età, per circa 2000 anni, dal 1400 a.C. fino al 392 quando la pratica venne proibita dall’imperatore romano Teodosio I che, dopo aver reso il Cristianesimo religione di stato nel 380, aveva soppresso i culti pagani attraverso i decreti teodosiani.
L'oracolo di Delfi è una delle istituzioni religiose del mondo classico meglio documentate, nonché probabilmente la più nota di questo tipo.
Secondo Plutarco, nel periodo di maggior popolarità del santuario di Delfi, c'erano almeno tre donne che svolgevano contemporaneamente il ruolo di Pizia.
Tra gli scrittori che lo menzionano possiamo ricordare, in ordine alfabetico: Aristotele, Diodoro Siculo, Erodoto, Euripide, Giustino, Lucano, Ovidio, Pausania, Pindaro, Platone, Plutarco, Senofonte, Sofocle, Strabone e Tito Livio.
ORGANIZZAZIONE DELL'ORACOLO
Il suo ruolo di tramite divino conferiva alla Pizia un prestigio ed una posizione sociale inusualmente elevati in una cultura maschilista come quella greca.
Gli obblighi che le venivano richiesti erano la purezza rituale e la continenza.
I supplici che si presentavano a Delfi per consultare l'oracolo, spesso dopo un lungo viaggio, erano selezionati dai sacerdoti che valutavano l'effettiva necessità della loro richiesta.
Prima della consultazione era costume sacrificare una capra, il cui corpo sarebbe stato lavato con l'acqua della sorgente del santuario e dai cui organi, in particolare dal fegato, i sacerdoti, nel ruolo di aruspici, avrebbero divinato la buona riuscita o meno dell'incontro con la veggente.
Era inoltre consuetudine versare una generosa offerta in denaro al santuario, la cui entità condizionava anche la priorità di ammissione al cospetto della Pizia.
Finalmente soddisfatti tutti i requisiti, il supplice veniva condotto nell'adyton, la camera inaccessibile del tempio, che, nel caso particolare di Delfi, consisteva in una cella sotterranea dove egli avrebbe potuto consultare la Pizia e ottenere l'agognato vaticinio.
ORIGINE DELL'ORACOLO
Il primo autore classico che narra dell'origine del santuario è Diodoro Siculo, scrittore del I secolo, il quale riferisce che un pastore, tale Kouretas, si accorse un giorno che una delle sue capre - caduta in una cavità rocciosa - belava in modo strano.
Il capraro, entrato nella grotta, si sentì pervadere dalla presenza divina e da quell'istante iniziò a ottenere visioni del passato e del futuro, eccitato dalla scoperta, Kouretas avvertì gli abitanti del suo villaggio, molti dei quali si recarono più volte nella grotta fino a che uno di loro morì.
Da quel momento, l'accesso alla cavità fu permesso solo alle ragazze più giovani e successivamente, con la fondazione del santuario, regolato rigidamente da un gruppo di sacerdoti.
Diodoro afferma che in un primo tempo il ruolo di Pizia era riservato alle vergini, ma dopo che Echecrate di Tessaglia rapì e violentò la veggente di cui si era invaghito, fu decretato per legge che nessuna vergine avrebbe più vaticinato e il ruolo venne riservato alle donne d'età matura che avrebbero continuato ad indossare le vesti da vergine in ricordo delle originarie sacerdotesse.
Come illustrato da Fontenrose e altri mitografi, il termine Pizia deriva da Pito, il nome del santuario nel principale mito di fondazione che vede Apollo uccidere il serpente oracolare Pitone posto a guardia del santuario di Delfi, dedicato a una divinità femminile, e costruire con la carcassa il nuovo oracolo a lui stesso intitolato.
IPOTESI SCIENTIFICHE SULL'ORACOLO
È stato spesso supposto che la Pizia emettesse i suoi vaticini in uno stato di alterazione mentale, allucinazione o trance, indotta aspirando i vapori che fuoriuscivano da una fessura nel suolo o masticando vegetali allucinogeni come l'alloro, e poi riferisse i vaticini in forma confusa al sacerdote che li interpretava per il supplice.
Si è suggerito che pure l'atmosfera suggestiva del luogo, la liturgia sacra con i vari rituali, le aspettative e l'entusiasmo degli stessi supplici, contribuissero a far raggiungere alla veggente lo stato di esaltazione mistica.
Sebbene le fonti classiche siano concordi nel fornire l'immagine di una donna che si esprime in modo intelligibile e direttamente al supplice, in merito all'ipotesi dei gas allucinogeni, già lo storico greco Plutarco, che aveva servito come sacerdote al tempio, affermava che la Pizia - per ottenere le visioni - si rinchiudeva in un antro dove «dolci vapori» fuoriuscivano dalle rocce.
Ricerche, anche di tipo geologico, per verificare questa ipotesi sono state condotte più volte nel sito di Delfi, senza risultati significativi.
Sembra chiaro che la struttura del santuario di Delfi differisse da quella usuale dei templi greci presentando, come adyton accessibile solo alla veggente, una particolare soluzione consistente in una camera sotterranea che poteva essere effettivamente stata creata in corrispondenza di una preesistente cavità naturale.
Le prime campagne di scavo francesi nel sito di Delfi non trovarono evidenze di fessurazioni e cavità naturali, ma un riesame recente del corredo fotografico degli scavi ha contestato queste conclusioni.

Nel 2000, Luigi Piccardi, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, formulò l'ipotesi che la voragine oracolare citata nel mito fosse il risultato di una rottura del terreno creatasi a seguito di un terremoto lungo la faglia sismica di Delfi, e che i "vapori" che avrebbero ispirato la Pizia fossero gas comunemente rilasciati da simili rotture sismiche, come acido solfidrico e anidride carbonica, capaci di indurre moderati effetti psicoattivi nell'uomo.
Nel 2001, un gruppo interdisciplinare di geologi, archeologi e tossicologi della Wesleyan University di Middletown - Connecticut- rilevò una concentrazione di 15,3 ppm di metano e 0,3 ppm di etilene nella sorgente di Kerna, adiacente al tempio di Delfi.
Secondo l'equipe della Wesleyan, l'abbondante presenza di etilene (un gas odoroso che potrebbe ben adattarsi alla descrizione di Plutarco) era dovuta alla conformazione geologica locale.
Lo strato roccioso su cui sorge il tempio sarebbe stato interessato dal passaggio di due importanti sistemi di faglie - le linee di Kerna e Delfi- e costituito da calcari bituminosi con un alto tasso di idrocarburi, poiché la zona è tettonicamente piuttosto attiva trovandosi in un'area di margine convergente, la roccia risulterebbe particolarmente cataclasata e, a causa delle fratture, permeabile all’acqua e ai gas intrappolati negli strati bituminosi.
Studi tossicologici sull'inalazione d'etilene mostrano, in effetti, che questo idrocarburo - letale ad alti dosaggi - potrebbe provocare, se assunto a piccole dosi, euforia, sensazione di leggerezza ed allucinazioni.
L'ipotesi di una significativa emissione di etilene a Delfi, così come la particolare conformazione geologica sottostante al tempio di Apollo (in particolare, l'esistenza della faglia di Kerna), è stata successivamente contestata e smentita da diversi studi scientifici che hanno messo in risalto la mancanza di evidenze geologiche e geochimiche a supporto dell'impianto speculativo di Spiller, Hale e de Boer e una sostanziale implausibilità dello stesso.

La sibilla

Nessun mito, come quello della Sibilla, ha attraversato i millenni, conservando il fascino della superstizione primitiva dalla quale trae origine, nonostante gli adattamenti alle differenze etniche, culturali e psicologiche delle antiche popolazioni mediterranee che l'hanno coltivato.
Dagli oscuri tempi pre-omerici, la Sibilla è giunta fino al medioevo sostanzialmente immutata nel suo significato.
Il suo ciclo non è stato mai concluso perché la sua presenza sopravvive nel folclore religioso, fino ai primi decenni del XX sec. in alcune regioni e città di Italia, ma soprattutto vive il suo ricordo, oltre che nelle opere di scrittori e artisti nel nostro Rinascimento, nella suggestione che ancora ispirano il Lago d'Averno e la grotta della Sibilla Cumana, famosa nel mondo.


CHI E' LA SIBILLA?
Nella mitologia greca e romana, era una qualsiasi donna dotata di poteri divinatori donati principalmente da Apollo ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.
Uno dei più famosi responsi di una Sibilla latina è la frase «Ibis redibis numquam peribis in bello»
Le Sibille vivevano in grotte o nei pressi di corsi d'acqua e vaticinavano in stato di inconsapevole frenesia, abitualmente scrivendo in esametri greci.
Gli antichi scrittori greci citavano una sola Sibilla, probabilmente Erofile di Eritre, che aveva predetto la guerra di Troia.
Circa il significato della parola, sappiamo che rimane decisamente oscuro.
La parola Sibilla potrebbe avere il significato di VERGINE NERA, cioè la vergine o divinità che opera in un luogo oscuro, com'è l'antro nel quale la tradizione la colloca nei momenti in cui pronuncia i suoi VATICINI.
Da nome proprio, col tempo "Sibilla" è diventata una definizione, un epiteto, passando a designare un tipo particolare di profetessa, ciò avvenne in seguito al sorgere in diversi luoghi sacri di santuari nei quali venivano proferiti degli oracoli, ed al parallelo fiorire di raccolte di profezie.
Così all'originario nome proprio di Sibylla fu necessario aggiungerne un altro (che divenne quello geografico della località interessata) che permetteva di distinguerle l'una dall'altra.
La Sibilla, posseduta dalla divinità, è una creatura sconvolta, che cerca di resistere ad una condizione di sofferenza alla quale viene trascinata da una forza superiore: i suoi vaticini sono perciò duri e spesso angosciosi.
Tra le più conosciute, la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica, rappresentanti altrettanti gruppi: Ioniche, Italiche ed Orientali.
Nei suoi scritti Platone ne cita solo una, anche se in seguito le Sibille divennero una trentina.
Lo scrittore reatino Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) ne enumera dieci in ordine di antichità: Persica, Libica, Delfica, Cimmeria, Eritrea, Samia, Cumana, Ellespontica, Frigia, Tiburtina.
Una delle sibille non citate da Varrone in quanto sorta in epoca medievale è la Sibilla Appenninica detta anche "Oracolo di Norcia" che viene legata alla Grotta della Sibilla situata sul Monte Sibilla, nella catena dei Monti Sibillini.


I più acuti studiosi del fenomeno sibillino sono Klausen e Bouchè.
Secondo Klausen il personaggio della Sibilla nasce in virtù dell'incontro fra Dioniso, che fornisce l'elemento più significativo del suo culto, cioè la "BACCANTE ENTUSIASTICA" ed Apollo al quale presta la voce per la predizione del futuro.
Il Bouchè ne fa discendere il culto da Cassandra e Manto, mentre la divinazione rimane più semplice e libera rispetto a quella della Pizia.
La Sibilla come la Pizia nasce dal mito di Apollo, infatti entrambi prestano la voce al Dio oracolare in preda alla sofferenza che la possessione comporta, esistono però sostanziali differenze, infatti la Pizia è vincolata a un santuario ed al periodo dell'anno in cui si supponeva che il Dio fosse presente al tempio.
I suoi vaticini sono soggetti all'interpretazione di un collegio sacerdotale, essa viene "invasata dal potere divino", respirando i vapori che escono da una fenditura del terreno nei pressi dell'antro, beve l'acqua di una certa fonte e ingerisce foglie di lauro, simboleggianti l'ingresso in lei del Dio, inoltre viene imposto all'interrogante l'esecuzione di determinati atti rituali, quali quelli di cingersi il capo di una corona di alloro, di tenere in mano un ramo con fascette di lana intrecciata, di conferire doni per il santuario del tempio e di sacrificare un animale.
L'interrogante doveva attendere l'ammissione o meno del quesito a seconda dell'esito degli auspici.
Niente di tutto questo accade per la Sibilla: di analogo non c'è che la sofferenza fisica e l'antro nel quale proferisce i suoi vaticini, per il resto, niente tempio, niente riti, niente donazioni donazioni nè assistenza di sacerdoti.
Come tutte le sacerdotesse la Sibilla non si sottrae al mistero del sacro matrimonio col Dio, la sposa scelta da un Dio non può essere che vergine, nè lo stato di verginità è per essa inconciliabile con quello di gravidanza perchè l'amplesso divino non è che "Mixis ", un soffio, un afflato con il quale Apollo trasmette alla sua " sposa" la purezza del suo amore.
La verginità della Sibilla, nonostante la fecondità oracolare, non viene posta in discussione, così come secondo una delle più antiche concessioni religiose la terra, "madre comune", è considerata eternamente vergine ed eternamente fecondata.
Particolare importanza riveste il mito della Sibilla Cumana, sviluppatosi in una regione che ebbe correnti di civilizzazione bene anteriori all'epoca della collocazione della comunità greca dedotta dai Calcidesi di Pitecusa.
Essa rafforzò in ogni tempo, prima e dopo la dominazione di Roma, il culto della divinità, meritò la venerazione delle genti, alimentò le speranze e placò i turbamenti delle folle in tempi difficili della storia di Roma, a questo punto viene da riflettere sul leggendario rapporto tra Erofile e la Cumana, la cui esistenza pare svolgersi in un'unica vita vissuta in due tempi diversi ma senza soluzione di continuità.
La fama della Sibilla Cumana sorge in tempi antichissimi e si perpetua per una serie di motivi: per il mistero che avvolgeva la paurosa sede presso la quale proferiva i suoi vaticini; per la preesistenza di una facoltà oracolare connessa ai luoghi che ispirano i riferimenti omerici sul viaggio di Ulisse, per i versi virgiliani e perchè essa è in qualche modo collegata con la storia di Roma.
Secondo la leggenda, Apollo le aveva promesso di esaudire qualunque suo desiderio in cambio del suo amore, ella gli chiese di poter vivere altrettanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere nella sua mano.
Trascurò, tuttavia, di domandare al dio anche l'eterna giovinezza, che Apollo le offrì in cambio della sua verginità.
In seguito al suo rifiuto la Sibilla Cumana iniziò ad invecchiare e a rinsecchire fino ad assomigliare ad una cicala e a essere appesa in una gabbia del tempio di Apollo, a Cuma.
In queste condizioni la Sibilla aveva un solo desiderio la "morte" che tuttavia, non fu soddisfatto.
La notevole longevità della Sibilla la fa spesso raffigurare molto vecchia e addirittura immortale.
Ovidio ce la presenta con 300 anni ancora da vivere, ma anche dopo le sopravviverà la voce.
Tanto per riferirsi alla sola Erofile, si narra che, dopo essere stata a Delo, Delfi, Klaro e Samo, sia ritornata nella Troade, dove venne colta dalla morte.
Un'altra leggenda narra di un considerevole prolungamento della vita concessole da Apollo, a condizione di abbandonare la sua patria per poi stabilirsi a Cuma.
In una versione posteriore, guidò il principe troiano Enea nel mondo sotterraneo in cerca di suo padre Anchise, secondo un'altra leggenda apparve sotto le sembianze di una donna anziana a Tarqunio il Superbo, settimo ed ultimo re di Roma, e gli offrì i suoi nove libri profetici ad un prezzo elevato, poichè questi rifiutò, la Sibilla distrusse tre libri e poi gli offrì gli altri sei allo stesso prezzo, Tarquinio rifiutò di nuovo e lei ne distrusse altri tre.
Alla fine il Re comprò i tre libri rimasti al prezzo richiesto per nove, e i volumi furono posti nel Tempio di Giove a Roma e consultati in situazioni di emergenza.
I Libri Sibillini autentici bruciarono in un incendio dell'83 a.C., ma in seguito ne fu compilata una nuova serie che venne distrutta in epoca tardoimperiale, all'inizio del V secolo.

I Quattro Elementi

Gli elementi naturali sono alla base della vita, il fondamento, sono potenti guide per vivere in armonia con la natura e con la nostra essenza.
Ogni elemento è uno strumento finalizzato a farci diventare più presenti e vitali: quando siamo in sintonia con questi “pilastri” dell’ esistenza, attingiamo alla saggezza della vita.
Sono conosciuti ed onorati da migliaia di anni, in ogni tradizione, in ogni tribù o popolazione sono alla base della quotidianità.

ARIA:
E' la primavera, periodo in cui la nuova vita germoglia, il seme inizia a produrre i primi germogli che il sole farà crescere, è’ l’inizio del cambiamento, il seme porta ad una nuova pianta, una nuova vita, lasciamoci trasportare dalla leggera brezza primaverile, apriamo la nostra vita ad una nuova visione, l’Aria permette ai semi di essere smossi ed andare a dar vita in altri posti, permette al fuoco di riscaldarci, permette a noi di essere vivi.
L’Aria è energia che è associata al respiro, alla vita, alla comunicazione, colei che penetra nella madre Terra, che si mescola con l’Acqua e che fa espandere e bruciare il fuoco.
L’Aria trasmette, è leggera, influente, energia di pensiero, è concentrata su teorie, idee non ancora materializzate.
Aria è pensiero astratto, musica, canto, poesia, scrittura, mobilità, gioco ed espansione.
I segni zodiacali corrispondenti all’elemento sono Gemelli, Bilancia ed Acquario, quando la Luna si trova in questi segni, le opere, i riti inerenti ad essa avranno più facilità di riuscita.
Il vento che scompiglia i capelli, l’aria fredda del primo mattino mentre vi trovate in un bosco, fanno parte dell’elemento Aria, a cui sono legati gli spiriti elementali delle Silfidi e Fate.
Questo elemento è legato al punto cardinale Est, ai colori bianco, blu e giallo, l’ora del giorno che le corrisponde è l’alba, le gemme sono l’azzurrite e lo zaffiro blu.
L’Aria viene associata alla bacchetta magica, sono legati tutti gli animali con ali e piume (farfalle, uccelli, mosche, libellule) e durante un rito, all’interno del cerchio magico, bisognerà puntare l’Est con un brucia incensi acceso, gli amuleti, talismani e ciondoli devono essere costruiti con piume e penne.
Lo strumento dell’Aria è la spada, i fiori legati ad esso sono quelli primaverili e le Dee legate a questo elemento sono Nike, Iside, Aurora e Arianrhod, gli Dei sono Thoth, Quetzalcoatl e Mercurio.
Le Silfi, oltre ad essere i geni elementali dell’Aria, sono coloro che la riempiono e la abitano ed entrano nell’uomo attraverso il respiro.


FUOCO:
E' l’estate, stagione in cui l’energia si trova al massimo grado di espansione, le giornate lunghe e soleggiate servono a mantenere in forza le nuove piante, le nuove vite, sprigiona calore e luce, è l’elemento del Sole, della trasformazione e dell’immortalità, è il momento dell’azione: togliamo le erbacce.
Il Fuoco scalda nelle freddi giornate invernali, anche il nostro corpo è calore, energia, potere attivo e del movimento.
Il Fuoco è un potente taumaturgo, può compiere trasmutazione dei metalli, inoltre è in grado di modificare la materia, basta pensare al camino, che prima brucia il legno, poi la cenere che ne verrà sarà usata per fertilizzare; il terreno vulcanico che è lava solidificata è il terreno più ricco di sostanze minerali e nutritive.
Le Salamandre sono gli spiriti elementali collegati a questo elemento, sono esseri fatti di fuoco, che bruciano tutto ciò che toccano, veloci, che con la loro danza creano armoniosi movimenti, questi spiriti sono amici dei saggi, molto pericolosi.
Il colore che lo rappresenta è il rosso ed il punto cardinale il Sud.
Se combinato con l’elemento Aria, il Fuoco diventa un fluido elettrico, calore, mentre combinato con acqua genera vapore.
La sua corrispondenza maschile è il Dio del Sole Lugh e viene collegato all’Athame, anche perché il Fuoco è collegato a metalli, alle armi ed è fondamentale per consacrare il vino da rituale nella coppa sacra.
Tutti gli animali dotati di artigli e zanne sono collegati ad esso, dalla volpe al lupo, dai felini all’orso ed infine il drago e la fenice, creature mitologica .
Durante le operazioni legate al fuoco, vanno usate determinate erbe e si possono creare degli amuleti con zolfo, artigli, pietre laviche e per segnare la parte sud del cerchio sacro bisogna usare il braciere. .
I segni appartenenti al fuoco sono: Ariete, Leone e Sagittario ed è giusto sapere che, quando la luna si trova nei segni di fuoco, i riti basati su di esso avranno una migliore riuscita.
Le Dee associate al Fuoco sono Amaterasu, Pele e Brigit, mentre quelle maschili sono Lugh, Sol, Horus e Surya.
La gemma del Fuoco è il rubino, l’albero è la palma e l’ora della giornata mezzogiorno.
I pianeti legati a questo elemento sono il Sole e Marte.


ACQUA:
E' l’autunno, momento di transizione, le foglie iniziano la loro discesa verso terra e le attività vengono rallentate, è il periodo del raccolto, apriamoci ai cambiamenti che sono iniziati nelle stagioni precedenti e raccogliamo i frutti anche se diversi da quelli attesi.
Questo elemento corrisponde all’aspetto femminile e rappresenta il grembo femminile.
L’acqua è la sorgente della vita ed assimila, mescola, riempie, ammorbidisce, inibisce e dissolve, essa purifica gli animi, è terapeutica e guaritrice, è colei che tutto unisce e l’elemento più imprevedibile..
A questo elemento appartengono i segni del Cancro, Scorpione e Pesci.
L’Acqua rappresenta la concentrazione, il magnetismo, il potere mentale e l’inganno e ad essa sono legate le sirene, tritoni ed il suo spirito elementale è l’ondina, bellissima e rara.
Gli animali legati a questo elemento sono quelli acquatici, balene, foche, delfini, il colore invece è presente in tutte le sfumature del blu, il punto cardinale l’Ovest.
Durante un’operazione, in un cerchio sacro porre ad Ovest una coppa d’acqua, se di fonte ancora meglio, altrimenti usare conchiglie.
La Luna e Nettuno sono i pianeti legati a questo elemento, basta pensare alle maree ed è legata in natura agli oceani, piogge, stagni, paludi e fiumi.
L’ora del giorno che le corrisponde è il crepuscolo e le piante sono ninfee, loto e gigli d’acqua.
Gli strumenti sono il calderone ed il calice, usati durante alcune operazioni, la pietra è l’acqua marina e la stagione l’autunno. Il metallo legato ad essa è l’argento ed il mercurio.
Le divinità legate a questo elemento sono tutte in prossimità di sorgenti, paludi, laghi e dimostrano il carattere sacro dell’elemento:
- Femminili: la Dea Afrodite, Dea Yemanja e Dea Tiamat
- Maschili: Poseidone, Agwe e Nyord.


TERRA:
E' l’inverno, la stagione del riposo, della morte e dell’attesa per la nuova rinascita, una parte essenziale per il cambiamento, occorre arrestare le attività, riposare ed attendere, sembra che nulla accada ma in realtà sotto la terra è già presente il seme che immagazzina energia per poi rilasciarla all’esterno.
La Terra insieme agli altri elementi fa parte del sigillo magico, che vi accompagnerà durante le operazioni.
La Terra è colei che tutti fa nascere, è la madre di tutti noi che fa splendere il sole, germogliare e che ci fa vivere, entrare in contatto con essa non è impossibile, anche il camminare a piedi nudi ci mette in contatto con la sua energia, così come annusare un fiore e guardare battere le ali di una farfalla.
Alla Terra sono legati alcuni tipi di spiriti, i nani, gli elfi e gli gnomi, che sono i geni elementali della Terra, risiedono nelle sue viscere.
Gli elementali sono dei birbanti, sempre pronti a fare scherzi, imitano e sono coloro che danno ispirazione all’uomo, li si può vedere attraverso un sasso, attraverso un tronco di albero con delle fattezze strane.
Antiche leggende dicono che questi spiriti siano guardiani dei tesori, ma in realtà è solo un modo per far capire che sono legati alle cose terrene.
Il punto cardinale della Terra è il Nord, interagisce continuamente con gli altri elementi e rappresenta il binomio Dea – Dio.
I colori correlati sono il marrone ed il verde e quando si è intenti a fare della pratica, si deve marcare il punto cardinale con del terriccio e del sale, come simulacro sarebbero perfette delle pietre o dei pezzi di legno.


E' stato il filosofo e matematico greco Empedocle (c.a 450 a.C.) a stabilire per primo il sistema dei quattro elementi primari, Fuoco, Aria, Acqua e Terra, attingendo al lavoro dei suoi predecessori la sua proposta, la sua ipotesi, era basata molto semplicemente e molto razionalmente sull'osservazione delle qualità del mondo fisico che si dividevano in due coppie di opposti:
- umido e secco
- caldo e freddo


- il Fuoco era considerato il risultato della combinazione di secco e caldo
- l'Aria era creata da caldo e umido,
- l'Acqua da freddo e umido
- la Terra da freddo e secco
Ciascuno dei quattro elementi era anche associato con una delle quattro stagioni:
La Terra era considerata l'elemento più denso e pesante, sul quale si stende l'Acqua, il mare, i laghi e i fiumi.
Sia la Terra che l'Acqua hanno massa, peso e la loro direzione è rivolta verso il basso, il che spiega perché i due elementi vengono associati agli attributi negativo, femminile, yin.
Sopra la Terra e l'Acqua c'è l'Aria con il movimento naturalmente rivolto verso l'alto e sopra l'Aria i cieli infuocati, il sole, le stelle e i pianeti, il che spiega perché gli elementi di Aria e Fuoco vengono associati con gli attributi positivo, maschile, yang.

I Greci erano convinti che la vita stessa dipende da una combinazione dei quattro elementi.
La Terra è la sostanza, il corpo fisico, il cibo che è necessario per mantenersi in vita.
L'Acqua è essenziale per la vita, é il maggiore componente dei nostri corpi e della vita stessa.
La respirazione, inspirare ed espirare è un'altra condizione centrale della vita così come il calore e la luce del Sole.
Dal momento che questi quattro elementi esistevano nel mondo esterno, ne conseguiva che esistevano anche all'interno di ciascun essere vivente, la forza vitale stessa, la forza che tiene insieme in un essere vivente è la quintessenza, o il quinto principio o il prana o qualsiasi termine usiamo per descrivere la forza vitale.
Si pensava che quando un essere vivente moriva, ciascuno degli elementi ritornava alla sorgente fisica e la quintessenza, o forza vitale alla sua sorgente eterna.


Il Quinto Elemento, conosciuto come la quintessenza è la forza stessa che tiene insieme tutti i quattro elementi in un essere vivente.
Potremmo descriverla come entità che include sia lo spirito che l'anima, che sono descritti nei primi tre livelli della Tetractis.
Alla morte, l'anima è liberata dal corpo ed è riunita con lo spirito, con la sorgente dalla quale è originariamente emersa.
Queste idee appartengono alle scuole di pensiero ermetica e neoplatonica e sono state trasmesse attraverso i secoli dalla saggezza tradizionale.
La salute fisica e psicologica era considerata il risultato dell'equilibrio degli elementi all'interno dell'individuo e la malattia il risultato di un pronunciato disequilibrio.
L'oroscopo indica la naturale enfasi degli elementi con cui siamo nati, ed ogni squilibrio marcato spiega molto bene il nostro particolare modo di funzionare nel mondo.

La Caffeomanzia

La Caffeomanzia è un'arte Divinatoria che si esegue mediante la lettura dei fondi di caffè.
In Oriente viene praticata da diversi secoli, arrivò in Italia, a Firenze, intorno alla fine del 1600.
Durante il XVIII sec. si diffuse a Parigi diventando una vera infatuazione, la gente andava dalle indovine con un sacchetto di chicchi torrefatti per preparare una o più tazze di caffè, dato che era abitudine offrirne una anche alla veggente.
Il caffè utilizzato allo scopo è alla Turca ma essendo una delle tante pratiche divinatorie che prevedono l'uso di alimenti o bevande si può praticare anche con le foglie del te, come in Cina e Giappone dove questa divinazione viene eseguita sia sollevando il coperchio della teiera una volta che l'acqua si è raffreddata ed osservando la disposizione delle foglie galleggianti, sia rilevando la disposizione delle foglie incollate sul fondo della tazza una volta bevuta o rovesciata la bevanda.
Gli antichi indovini Romani leggevano i fondi del vino rimasti nelle brocche, questo sta ad indicare che si tratta di un'arte divinatoria che si basa sull'aspetto che assumono, apparentemente in modo casuale, alcuni elementi,dando così vita a differenti forme e figure con significati simbolici dai quali si possono ottenere presagi.
Per quanto riguarda la caffeomanzia quindi si utilizza il caffè alla Turca, ottenuto da una miscela di polvere finissima di caffè con acqua portata ad ebollizione in un pentolino di metallo, l'ideale sarebbe il pentolino apposito per questo tipo di caffè, con fondo largo e bocca stretta.
La miscela così ottenuta va servita in una tazzina di porcellana bianca con piattino, fatta decantare, raffreddare e infine bevuta senza aggiungere zucchero.
Si beve la sola parte liquida del caffè, lasciando sul fondo della tazzina i residui della miscela di caffè e acqua, difficile da deglutire.
A questo punto il bevitore rovescia la tazzina sul piattino appoggiandovi sopra le dita della mano e compiendo delle brevi rotazioni della tazzina, mentre si concentra sugli aspetti che desidera conoscere.
La tazzina si lascia riposare sempre capovolta sul piattino fino a quando il suo fondo non si è raffreddato, appoggiandovi un dito per sentirne ancora il calore, quando il fondo è sufficientemente freddo, si capovolge la tazzina e si procede alla lettura dei depositi di caffè rimasti sia nella tazza che sul piattino che formeranno delle figure da interpretare.
I fondi rimasti nella tazza si riferiscono al presente, quelli nel piattino riguardano il futuro.
E' bene non muovere il piattino in quanto la posizione in cui le figure si presentano rispetto al Caffeomante ha un aspetto fondamentale per la divinazione, esso infatti viene idealmente diviso da una riga orizzontale chiamata "livello dei giusti" e le figure poste al di sopra di questa linea hanno una forza maggiore di quelle presenti al di sotto.
Il Caffeomante deve concentrarsi, roteare più volte la tazzina fra le mani, per cercare di interpretare i segni consolidati sulle pareti interne.
Le figure si distinguono in:
- Positive, quelle chiare
- Negative, quelle scure e dense
L'individuazione del soggetto rappresentato dalle figure deve essere un procedimento spontaneo e deve richiamare alla mente l'immagine della figura nella sua realtà.


Significato delle figure più importanti:


AEREO: partenza improvvisa
ALI: la giornata trascorrerà in modo rapido
ANATRA: restituzione di denaro prestato
ANCORA: possibile viaggio, rapporti con l'estero o persone straniere
ANELLO: una riuscita totale, un accordo raggiunto, intesa perfetta
APE: un successo, una buona notizia in arrivo
ARCO: cattive notizie
ASINO: caparbietà, ostinazione
BALENA: successo professionale
BARCA: visita in arrivo
BILANCIA: aspetti legali, rapporti con la giustizia
BOTTIGLIA: momenti piacevoli
CANDELA: aiuti e sostegno
CAPPELLO: in arrivo un cambiamento
CARRIOLA: momenti di gioia con amici
CASSERUOLA: grande amore in arrivo
CAVALLO: amore in arrivo, avvicinamento
CERCHIO: realizzazioni sentimentali e professionali, successo
CHIAVE: nuove ed inattese prospettive, sviluppi
COLTELLO: ostacoli e difficoltà
CONIGLIO: dovrai acquistare coraggio e pazienza, codardia, viltà
CORONA: successo personale
CROCE: noie, preoccupazioni, problemi, salute cagionevole
CUORE: qualcuno ti darà una prova d'amore, amore ricambiato
FALCE: delusioni sentimentali, depressione
FARFALLA: spensieratezza, buon umore
FIORE: desiderio che si realizza, successo
FOGLIA: prosperità, denaro in abbondanza
FORBICI: litigio, affari legali
FRECCIA: notizia sconvolgente e improvvisa
GATTO: rapporti con persone ipocrite, monito
LIBRO: prudenza, agire solo dopo aver ascoltato dei consigli
LINEA:
Dritta - giornata tranquilla
Curva - imprevisti
Sinuosa - giornata instabile
Rivolta verso l'alto - ottimismo
Rivolta verso il basso - pessimismo
LUNA: crescente: buone notizie / calante: cattive notizie.
MANO: visita di un amico, novità
MELA: denaro, successi economici
MONTAGNA: superbia, ambizioni
NUMERO: il numero che compare indica tra quanti giorni accadrà qualcosa di importante
NUVOLE: imprevisti, contrattempi, ritardi
OCCHIO: invidia, qualcuno ti osserva
PIUMA: instabilità
QUADRATO: regali, sitiazione agiata e solida
RAGNO: insicurezza, segreto svelato
RANA: cambiamento benefico
RUOTA: fortuna, gioia, successi
SCALE: evoluzioni, progressi
SCURE: ostacoli, problemi da affrontare
SERPENTE: invidia, qualcuno cercherà di farti del male
STELLA: in arrivo cambiamenti positivi, successi
STIVALE: novità, successi, riuscita nelle nuove imprese
TAVOLA: incontro in famiglia, nascite
TRIANGOLO:
- con la punta rivolta verso l'alto: riuscita di un progetto
- con la punta rivolta verso il basso: fallimento del progetto
TRIDENTE: successo, arricchimento, desideri realizzati
TRIFOGLIO: fortuna
UOVO: grandi successi, denaro, soddisfazione
VOLTO: una persona ti pensa intensamente


Figure particolari:


- Ovali numerosi e ben disegnati significano successo in affari.
- Crocette riunite insieme rapresentano una passione burrascosa, ma cambiano significato a seconda del numero, ad esempio se ci sono 3 crocette significa onori, se c’è 1 crocetta sola significa morte tranquilla dopo una lunga vita.
- Le linee solitamente vogliono auspicare viaggi in generale, se la linea è nitida il viaggio sarà piacevole, altrimenti, se è interrotta o poco visibile nel viaggio ci saranno dei contrasti.
- Una casa vicina ad un cerchio significa che si potrà entrare in possesso di una casa, se invece è accompagnata da triangoli vorrà dire che la casa si erediterà.

Chiromanzia

La Chiromanzia è una delle "arti divinatorie" tradizionali più appassionanti.
E' nata in India circa 4000 anni fa e da allora si è diffusa in tutto il mondo.
La chiromanzia permette di leggere nel palmo della mano il futuro di una persona, se la sua vita sarà facile oppure complicata, fortunata o messa spesso alla prova da problemi di vario genere, solitaria o "riscaldata" da un grande amore.
Tutto questo ed altro ancora è rivelato dalle linee della mano, il cui significato cambia a seconda di come sono disposte, dal modo in cui si intersecano, di quanto siano nette o frastagliate.
Il futuro viene rivelato anche dalle prominenze del palmo della mano, i cosiddetti "monti" e da piccoli segni, ed infine perfino dalla stessa forma della mano.


FORME DELLA MANO:


TRIANGOLARE:
Palmo squadrato e dita corte: chi possiede questa forma della mano è una persona solitamente puntuale, ordinata e tendezialmente conservatrice.
Sarà difficile farla uscire dagli schemi.
A SPATOLA:
Il palmo è allungato e le dita corte un po' larghe all'altezza dell'attaccatura: è un tipo di mano frequente nelle persone d'azione, dedite ai mutamenti e mai ferme.
AFFUSOLATA:
Palmo quadrato e dita lunghe: appartiene spesso agli artisti e rivela la maggior parte delle volte un animo socievole ed ingegnoso, ma anche cautela e instabilità d'umore.
ALLUNGATA:
Il palmo sarà lungo ed anche le dita: è una forma abbastanza rara ed indica una persona fragile, romantica e molto sensibile, capace di grandi entusiasmi ma al contempo anche di grandi delusioni e disillusioni.


LE LINEE:

LINEA DELL'AMORE:

Di che amore sei?
È la prima linea della mano, iniziando dall'alto.
Rappresenta il modo in cui la persona vive l'amore, se per esempio prevale la passione, l'idealismo o la sensualità.
Quando è ben delineata, regolare, e va senza interruzioni dal mignolo all'indice rivela un partner ideale, affidabile e sincero.
Se si biforca verso la fine segnala la presenza di passione e razionalità in conflitto tra loro. Sono invece in perfetto equilibrio se la linea termina tra indice e medio.
Se finisce invece all'altezza del medio indica sofferenze d'amore.
I segreti della passione:
La presenza di ramificazioni a lisca di pesce su tutta la linea rivela la possibilità di avere un rapporto duraturo ma anche un'inclinazione ai colpi di testa che però (a meno che le linette secondarie siano molto marcate) saranno privi di conseguenza. Se la linea del cuore è vicina o addirittura collegata o quella della testa, anche nei sentimenti prevarrà la razionalità. Se al contrario corre lontana, saranno gli impulsi del cuore ad avere la meglio.

Se la linea è spezzata:
Quando la linea s'interrompe spesso significa che la persona non è in grado di vivere un rapporto con continuità, è capace di grandi slanci di passione che presto però si esauriscono.
Di solito, il numero di interruzioni corrisponde al numero di rapporti possibili.
Se la linea è a forma di catena rivela paura di un legame fisso.


LA LINEA DELLA RAGIONE:

Intelligenza in primo piano:
La seconda linea della mano, partendo dall'alto, è quella della ragione: inizia tra pollice e indice, attraversa il palmo e finisce in prossimità del Monte della Luna.
Rappresentala capacità di adattamento e soprattutto il grado di intelligenza di una persona. Quando è ben delineata e un pó curva indica un notevole intuho e una visione chiara della vita. Chi invece possiede questa linea tracciata a catena, è volubile per natura.
Gli introversi hanno la linea della ragione quasi parallela a quella della vita avranno un'esistenza dominata dalla sfera razionale.
Lunga:
Esprime una grande fantasia se la linea è leggermente inclinata verso il basso ed è lunga (termina proprio nel Monte della Lima).
Appartiene a chi è molto distratto ed ama divertire gli altri.
Quando invece la linea appare interrotta in più punti, rappresenta altrettanti cambiamenti di residenza o di lavoro, e rivela un carattere portato a mettere spesso in discussione la propria vita.
Corta:
La personalità debole è rappresentata da una linea della ragione molto corta, che non va al di là del dito medio, indica poca forza di volontà.
Se è poco visibile ed imprecisa, rivela un carattere facilmente influenzabile.
Quando finisce sotto il mignolo denota senso pratico.
Le persone che possiedono questa linea con molte diramazioni nella parte finale hanno un umorismo spiccato.
Se si piega verso la linea del cuore può significare impazienza.


LA LINEA DELLA VITA:

E' la più importante, inizia tra pollice ed indice e termina in corrispondenza del polso dopo aver tracciato sul palmo una curva più o meno accentuata.
Non indica, come molti credono, la lunghezza dell'esistenza di una persona, ma la sua vitalità ed il suo senso pratico.
Quando è lunga e decisa rivela una costituzione fisica forte e sana e un carattere capace di affrontare qualsiasi problema.
Se è interrotta in vari punti avverte che in passato ci sono state delle difficoltà e che forse ce ne saranno anche in futuro.
Una linea attorcigliata indica paura di vivere ed indecisione.
Se è ramificata verso il polso rivela che anche negli anni più maturi non mancherà la gioia.
ln questi casi è inutile però preoccuparsi: gli esperti sostengono che con impegno e ottimismo è sempre possibile modificarla in meglio in quanto la vita è davvero nelle nostre mani.
Quando è corta, ma decisa, segnala una certa propensione a vivere alla giornata ed anche amore per il rischio.
Se è poco marcata, indica una mancanza di energia e determinazione.
La linea dello vita quando coincide nel primo tratto con quella della ragione rivela ambizione, se non s'incontrano è indice di un carattere impulsivo.


La curva dell' energia è rappresentata dall'arco che la linea della vita forma circondando il Monte di Venere, più è ampio e deciso e maggiore sarà la capacità di amare e la sensualità di una persona.
Se invece l'arco è sottile e poco delineato, mancano energia e fiducia in se stessi.


LE LINEE SECONDARIE:

Del successo:
È molto rara e spesso visibile solo in parte.
Corre in senso verticale, dal polso verso l'anulare.
Più è accentuata, maggiore sarà il successo professionale e nella vita privata.
Questa linea rivela anche la sensibilità artistica e lo charme di una persona.
Se la linea della ragione si vede solo sotto: vuol dire che il riconoscimento dei propri meriti probabilmente si realizzerà molto presto.
Se si trova sotto quella del cuore: il successo si concentrerà in età matura.
Se si vede solo sopra alla linea del cuore, gli onori arriveranno più tardi.
Della salute:
Questa linea, spesso debole, rappresenta la salute di una persona.
Collega tra loro le tre parti della mano:
- quella superiore (l'anima)
- quella centrale (la ragione)
- quella inferiore (il corpo).
Ben delineata: buona salute e nervi saldi.
Sotto la linea della ragione: giovinezza molto vitale.
Se si trova fra la linea della ragione e quella del cuore: una grande vitalità negli anni intermedi. Quando è ben riconoscibile sopra alla linea del cuore: l'età più matura trascorrerà sicuramente nel modo più felice.
Spezzettata indica frequenti disturbi di salute.
Del destino:
Di solito la linea del destino attraversa in senso verticale il palmo partendo dal polso fino al dito medio,
In questo modo divide la mano in due sezioni:
- "il campo dell'io", dove si trova il pollice, in cui tutto parla del carattere della persona
- il "campo del tu" che rappresenta il rapporto con gli altri.
Questa linea delimita i due campi ma allo stesso tempo li unisce, rappresenta l'andamento della persona attraverso gli anni.
Se è diritta e decisa: gli obiettivi sono molto chiari.
Se è interrotta e difficile da vedere rivela una personalità insicura, alla continua ricerca di se stessi.












I MONTI:
Sotto l'attaccatura delle dita ed ai lati inferiori del palmo della mano si trovano 7 protuberanze: in chiromanzia vengono chiamate monti ed indicano i punti di forza del carattere di ciascuno.
1. Il monte di Giove: Sotto l'indice.
Rappresenta la fiducia in se stesse, l'idealismo e la socievolezza.
Se è molto pronunciato indica ambizione e presunzione, se è quasi inesistente significa mancanza di fiducia se stessi.
2. IL Monte di Saturno: Sotto il medio.
Rivela sincerità e senso di responsabilità, perseveranza e precisione.
Se è accentuato è indice di pessimismo, se è poco evidente è segno di inquietudine.
3. Il Monte di Apollo: Sotto l'anulare.
Esprime il gusto per il bello e la creati vità.
Chi lo ha alto è un po' superficiale e sempre alla ricerca del piacere.
Chi invece non ce l'ha è portato a una vita ascetica.
4. Il Monte Mercurio: Sotto il mignolo. Indica facilità a comunicare.
Se è ben visibile esprime socievolezza, se invece lo è poco denota un carattere chiuso.
Se sopra vi sono delle linee (dette "del samaritano") significa che la persona è portata per dei lavori in campo sociale.
5. Il Monte di Marte: Sotto il Monte di Mercurio.
Grande determinazione nell'ottenere quello che si vuole.
Più è pronunciato, maggiore è il coraggio, al contrario esprime invece arrendevolezza.
6. Il Monte della Luna: Sotto il Monte di Marte.
Rappresenta il bisogno di affetto.
Quando è molto sviluppato anche i desideri romantici e l'immaginazione sono intensi.
Se è piatto il carattere è freddo e incostante.
7. Il Monte di Venere: Sotto il pollice.
E' il più esteso di tutti, se è tondeggiante esprime una personalità passionale, se è poco sviluppato appartiene a un temperamento introverso.
Può essere attraversato da piccole linee, se sono molte e disposte a raggio, indicano delle delusioni, se sono sottili rappresentano ostacoli in amore.


I PICCOLI SEGNI SULLE DITA:
Croci, barrette, stelle, reticoli: sulle dita di una mano possono comparire col passare del tempo tanti piccoli segni dalle forme più diverse.
Sono meno importanti delle linee ma anche loro però possiedono un significato preciso.
Croce: è un cattivo presagio.
Può indicare povertà, sterilità.
Se le croci sono tante possono significare amore per gli animali.
Linee orizzontali: gelosia, ma rivela anche un carattere falso e bugiardo.
Linee verticali: predisposizione nell'aiutare gli altri, specie i più deboli, ma anche molti onori e pochi soldi.
Se una linea fiorisce con una stella indica una grossa eredità in arrivo.
La Lettera M: denota una grande facilità di parola e proprietà di linguaggio.
Reticolo: grave preoccupazione o difficoltà, in certi casi significa tradimento.


SUL PALMO:
I piccoli segni sul palmo della mano possono essere più o meno marcati, a volte quasi invisibili.
Alcuni fanno la loro comparsa solo dopo un certo numero di anni.
Se chiudete la mano sinistra a pugno, vedrete delle piccole righe di lato, sotto il mignolo.
Segnalano i legami affettivi che contano e conteranno nella vita di una persona.
Quelle sopra la linea del cuore rappresentano i rapporti sentimentali importanti.
Più sono profonde, maggiore è stata (o sarà) l'intensità della storia d'amore.
Se la linea si biforca verso il palmo vuoi dire che la coppia, anche temporaneamente, si separerà.
Le pieghe sotto la linea del cuore rappresentano i figli: questi saranno tanti quanti le piccole pieghe.
Queste ultime nelle donne sono più marcate.
Un altro segno interessante è quello del talento, chiamato anche "dono dell'artista", si trova sotto il dito anulare ed è una lineetta verticale sormontata da un'altra curva e orizzontale (vedi illustrazione).
Più questo disegno risulta completo, maggiori saranno le doti che rappresenta: la sensibilità per le arti pittoriche o per la musica, la creatività.
Se invece il segno e incompleto, vuoi dire che è necessario coltivare ancora un talento innato ma non ancora maturo.
Sul polso, infine, con il passare degli anni, si possono formare alcuni anelli, evidenti soprattutto se si piega leggermente la mano verso l'interno.
Si tratta di segni di lunga vita.
A ogni anello corrispondono 30 anni.

Il pentacolo

L'etimologia del termine Pentacolo è controversa e difficilmente si può affermare ve ne sia una accertata.
Secondo alcune teorie deriverebbe dal greco panta (παντα), che significa "tutto" e kleos (κλεος), che vuol dire "azione gloriosa, eccelsa", in tal caso, la derivazione enfatizzerebbe il significato di amuleto, portafortuna, funzione che è tradizionalmente associata al pentacolo.
A differenza di come potrebbe sembrare, pare che il termine non abbia nulla a che fare con il penta ("cinque") greco, sebbene effettivamente la stella interna sia un pentagramma.
Un'altra teoria vuole che l'espressione derivi dall'italiano pendere, e che quindi sarebbe una deformazione di pendacolo, ovvero pendaglio.
Il Pentacolo (o pantacolo, o pantaclo, a seconda della pronuncia e preferenza) è un simbolo esoterico comparso innumerevoli volte e con innumerevoli significati nella storia.
È costituito da un pentagramma inscritto in un cerchio che rappresenta, nella maggior parte delle interpretazioni, l'infinitezza dell'esistente, le punte della stella rappresenterebbero i cinque elementi su cui si basano le leggi dell'universo.
Nell'antichità era associato in particolare al culto della dea Venere.
Oggi è ampiamente utilizzato come simbolo sacro tra i pagani, data la grande valenza mistica espressa da questo simbolo occulto.
Le vere origini del pentacolo sono probabilmente andate perdute, tuttavia si è a conoscenza del fatto che in epoca classica era fortemente in uso tra i pagani.
Viene utilizzato in particolare durante i riti religiosi, ma è spesso portato al collo, come pendente, dai fedeli al Paganesimo moderno.
Nell'occultismo in generale è utilizzato, entro il triangolo di evocazione, come catalizzatore dei contatti tra il mondo umano e il mondo spirituale.
Pochi sanno che l'origine grafica di Pentacolo è associato al pianeta Venere, deriva dal fatto che ogni otto anni sulla sua eclittica traccia un Pentacolo perfetto, le popolazioni innanzi a questo fenomeno scelsero il Pentacolo come simbolo di perfezione.
Attribuirono alle punte i seguenti significati: in senso orario a partire dalla punta superiore, Spirito e i quattro elementi: Acqua, Fuoco, Terra, Aria.
Il pentacolo era ampiamente utilizzato come simbolo sacro nella pratica dei culti legati alla dea pagana Venere, incarnazione della forza, della bellezza e soprattutto della sessualità mistica.
Oggi la stella a cinque punte rivolta verso l'alto è un simbolo diffusissimo, per esempio nel logo della repubblica italiana, o in quello della casa discografica Virgin, che sia nel nome che nel simbolo si richiama alla sessualità.
Il pentacolo è una rappresentazione del microcosmo e del macrocosmo, combina cioè in un unico segno tutta la mistica della creazione, ovvero tutto l'insieme di processi su cui si basa il cosmo.

Le cinque punte del pentagramma interno simboleggiano i cinque elementi metafisici dell'acqua, dell'aria, del fuoco, della terra e dello spirito, questi cinque elementi sintetizzano i gruppi in cui si organizzano tutte le forze elementali, spiritiche e divine dell'universo.
Il rapporto tra i vari elementi rappresentati all'interno del pentacolo è detto essere una riproduzione in miniatura dei processi su cui si basa il cosmo, questo processo inizia dall'elemento dello spirito, il quale si manifesta dando origine a tutto ciò che esiste.
La creazione si verifica partendo dalla Divinità e scendendo verso la punta in basso a destra, simboleggiante l'acqua, ovvero la fonte primaria e sostentatrice della vita sulla Terra, dalla quale ebbero origine le primissime forme elementari di vita che poi evolsero con il passare dei millenni staccandosi dall'elemento primordiale.
Dall'acqua il processo creativo risale verso l'aria che rappresenta le forme di vita sufficientemente evolute da potersi organizzare da sole, prendendo coscienza del proprio sè, questi esseri, dalla loro innocenza originaria, si evolvono e si organizzano moralmente e tecnologicamente, procedendo lungo la linea orizzontale verso la terra, posta a destra del pentacolo.
La terra simboleggia il massimo grado di evoluzione che un'epoca può supportare, quando questo diviene troppo ingente avvengono delle ricadute, sotto vari punti di vista, ma innanzitutto sotto il profilo spirituale.
L'essere si allontana dallo spirito, degradando verso il basso, il fuoco, simboleggiante l'apice della degenerazione.
In seguito alla depressione avviene però sempre una ripresa, un ritorno alle origini, in questo caso allo spirito, l'essere umano riscopre la spiritualità.
Il Pentacolo è dunque una riproduzione in miniatura del processo creativo e immanente che regge l'universo.
Bisogna fare attenzione a distinguere quello che è però il significato attribuitogli dai pagani da quello che è il significato per il quale lo utilizzano i satanisti, essenzialmente il significato base è in entrambi i casi quello sopra descritto, quello che cambia nelle due versioni del pentacolo è la posizione degli elementi:
- per il Neopaganesimo il Pentacolo va rivolto verso l'alto, in quello che è il suo orientamento tradizionale, lo spirito posto in alto simboleggia il rapporto che deve intercorrere tra la spiritualità e il mondo materiale, in cui la prima deve prevalere.
Il significato satanista invece è decisamente negativo:
- in questo secondo caso la materia (fuoco e terra) viene posta in alto, simboleggiando la sua predominanza sullo spirito, in questo contesto appare visibile come in alcune sfumature la dottrina pagana e quella satanica non siano solo diverse ma anche opposte.

Altre interpretazioni vedono nel pentacolo non solo una rappresentazione del rapporto tra il mondo divino e quello fisico, ma anche una rappresentazione della figura umana, facendo riferimento al celebre Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci appare evidente come il pentagramma possa essere la rappresentazione schematizzata di un corpo umano con braccia e gambe divaricate.
Il cerchio che attornia il pentagramma sta poi a simboleggiare l'infinito, quindi questa alternativa interpretazione simboleggerebbe la relazione che accomuna l'uomo all'infinitezza dell'universo e alla sua valenza mistica, ovvero la Divinità.
Le tre punte superiori rappresentano i tre aspetti attraverso cui si manifesta la Divinità, ovvero la Dea triplice del Druidismo e della Wicca, sebbene il concetto di divinità tripartita sia comune a molte tradizioni pagane ed anche indoeuropee.
Le punte inferiori rappresentano invece il Dio nei suoi due aspetti di fertilità e divinità della fine della vita.
I due spazi contenuti tra le tre punte superiori, sommati allo spazio contenuto tra le punte sottostanti, sempre ad interpretazione druidica e wiccana, rappresentano i tre gradi del rito iniziatico, mentre i restanti spazi laterali sono la rappresentazione dei due principi cosmici della Wicca, il maschile e il femminile, il Dio e la Dea, dall'interazione dei quali scaturisce tutta la manifestazione.
Nel Paganesimo tradizionale, il pentacolo, spogliato dei significati dualistici della Wicca, mantiene comunque il suo profondo simbolismo inerente all'unione mistica dei due sessi, nella realizzazione di quello che è il mistero divino dell'esistenza e della nascita spirituale della vita.

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